La diagnosi di un’Europa demograficamente malata è perfettamente corretta: la base attiva si restringe mentre aumenta la dipendenza economica — giovani, pensionati, inattivi. I sistemi sociali nazionali ne escono indeboliti e si pone quindi la questione della loro sostenibilità. Tuttavia, è proprio su questo punto che le idee federaliste possono costituire una soluzione.
Innanzitutto, un vero federalismo europeo permetterebbe di mutualizzare i rischi demografici. Oggi, sebbene l’Unione europea sia chiaramente nel suo insieme un continente “molto vecchio”, la popolazione e la produttività non invecchiano allo stesso ritmo in tutti gli Stati membri. Una politica di bilancio e sociale coordinata a livello europeo potrebbe compensare queste differenze, come fa uno Stato federale tra le sue regioni.
Inoltre, l’unione dei sistemi consentirebbe di investire nella natalità, nella formazione, nell’innovazione e nell’immigrazione — leve essenziali per mantenere la base produttiva.
L’obiettivo è rendere il modello sociale europeo sostenibile ed equo tra i cittadini dell’Unione; un’Europa federale potrebbe anche stabilire una base comune di diritti sociali finanziata da risorse proprie (tassa sul carbonio, tassazione delle multinazionali, recupero del denaro proveniente dall’evasione fiscale, lotta al lavoro nero, ecc.). Infatti, la scala europea è quella che corrisponde all’economia reale contemporanea. Le catene del valore, le imprese e i capitali circolano ormai liberamente, ma le politiche sociali e fiscali restano frammentate. Questa asimmetria crea al tempo stesso dumping sociale e perdita di efficienza.
Poi, sul piano della sostenibilità economica, l’Europa federale rafforzerebbe la capacità di investimento nella produttività, nella salute e nelle transizioni ecologiche, che sono i veri rimedi alla stagnazione demografica: se ogni lavoratore produce di più e meglio, lo squilibrio tra attivi e inattivi diventa gestibile… così come il peso ecologico; non possiamo pensare di tornare a “produrre tantissime automobili”! Serve un modello sostenibile.
Ancora una volta, il coordinamento europeo aumenta le possibilità di successo. Il federalismo non nega i vincoli economici: propone di affrontarli insieme, attraverso una solidarietà organizzata su scala continentale, invece di lasciare ogni Stato a combattere da solo contro una sfida che è, per sua natura, comune.
La dimensione “sociale” è, a mio avviso, legata alla sfida federalista, perché non ci sarà più unità senza più solidarietà, a meno che non si voglia una minoranza europea (coloro che “partecipano dell’Europa”) sempre più distante dalla larghissima maggioranza, molto più lontana dall’idea stessa d’Europa. C’è bisogno di passione europea e di entusiasmo per convincere; è per questo che il federalismo necessita di una dimensione sociale realistica e di risposte capaci di salvare in modo duraturo un modello sociale unico nel suo genere.
