"Magnifica humanitas": le cose nuove del presente, le scelte per il futuro

Corradino Mineo L’intelligenza artificiale non è che una delle “cose nuove” del presente. Come nel 1891 le “Rerum Novarum”, di cui scrisse Leone XIII. Al centro di Magnifica Humanitas Prevost mette, in realtà, “la Dottrina Sociale della Chiesa”, che considera “un corpo vivo di verità”. Il Papa non individua alcun conflitto tra l’enciclica del papa omonimo, che condannò lo sfruttamento dei bambini in fabbrica ma soprattutto difese la proprietà privata dal conflitto capitale-lavoro, e Fratelli tutti, in cui Francesco declassa invece la proprietà a “diritto naturale secondario”, e Laudato sii’, dove sostiene che la terra l’abbiamo ricevuta in prestito non dai genitori ma “dai figli”. Continuità ci sarebbe stata anche tra Pio XI, che fece leggere nelle chiese tedesche “Mit Brennender Sorge”, condanna dell’idolatria della Razza, del Popolo, dello Stato e preparava in punto di morte un’enciclica contro il nazismo, e il suo successore Pacelli che da Papa non pronunciò il nome di Hitler nemmeno davanti all’evidenza dei campi di sterminio, mentre scomunicò nel 1949 comunisti e sindacalisti italiani rei, di voler requisire “le terre incolte e mal coltivate”. ...

11 luglio 2026 · 5 minuti · Corradino Mineo

Di fronte alle ondate di calore, ridare centralità all’Organizzazione meteorologica mondiale

Chloé Maurel Creata nel 1950 e oggi composta da 187 Stati membri, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) è una delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Erede dell’Organizzazione meteorologica internazionale, fondata nel 1873, riunisce oggi quasi tutti gli Stati del mondo attorno a una missione essenziale: coordinare la cooperazione internazionale nei settori della meteorologia, del clima, dell’idrologia e dell’osservazione dell’atmosfera. Il suo ruolo consiste nel garantire la rapida diffusione dei dati meteorologici, stabilire norme scientifiche comuni, sviluppare sistemi di allerta precoce e fornire un’expertise indispensabile alla comprensione del cambiamento climatico. ...

11 luglio 2026 · 5 minuti · Chloé Maurel

Autonomia strategica europea: il metodo Monnet-Carney

Philippe Ward La diagnosi è stata formulata ormai da quasi due anni. Eppure, nell’estate del 2026, il bilancio si impone con crescente severità: le principali raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi sulla competitività e sull’autonomia dell’Unione europea sono state attuate solo in misura limitata. Se l’analisi era lucida e le proposte strutturali di grande qualità, la loro traduzione sul piano politico e amministrativo si è rivelata il vero punto debole dell’iniziativa. L’Europa sa cosa deve fare, ma non sa come riuscirci all’interno di un quadro istituzionale frammentato. ...

10 luglio 2026 · 6 minuti · Philippe Ward

1985: Melina Mercouri e la nascita delle «Capitali europee della Cultura»

Chloé Maurel Nel giugno del 1985, i ministri della Cultura dei dieci Stati membri della Comunità economica europea adottarono ad Atene un’iniziativa senza precedenti, destinata ad avvicinare i popoli del continente attraverso le arti e il patrimonio culturale. Questo programma, inizialmente denominato «Città europea della Cultura», fu promosso con determinazione da una personalità fuori dal comune: la cantante, attrice e ministra greca della Cultura Melina Mercouri. Quarant’anni più tardi, le «Capitali europee della Cultura» sono divenute uno dei progetti culturali più emblematici dell’Unione europea. Più di sessanta città hanno già ottenuto questo riconoscimento, che ha profondamente trasformato metropoli storiche come Atene, Firenze o Parigi, ma anche città industriali in crisi quali Glasgow, Lille o Liverpool. Dietro questo successo si delinea tuttavia una duplice realtà: da un lato, la democratizzazione della cultura e la rigenerazione urbana; dall’altro, fenomeni di speculazione immobiliare, turismo di massa e, talvolta, marginalizzazione sociale. Che cosa rivela la storia delle Capitali europee della Cultura sulle tensioni permanenti tra l’ideale culturale europeo e la logica economica? In che modo questo programma contribuisce a rafforzare il progetto europeo? ...

6 luglio 2026 · 8 minuti · Chloé Maurel

Ucraina: Lo stallo dei negoziati

Grégory Herpe Ciò che Witkoff e Kushner sono venuti a cercare La pace, se così la si può chiamare, ha assunto negli ultimi mesi un volto piuttosto improbabile. Steve Witkoff, promotore immobiliare newyorkese riciclato come emissario di Trump per il Medio Oriente e poi per l’Ucraina. Jared Kushner, suo genero. I due uomini hanno finito per soppiantare Keith Kellogg – l’inviato speciale ufficiale per l’Ucraina, generale in pensione e uomo del dossier fin dall’inizio – al punto che Kellogg si è dimesso dopo aver scoperto di essere stato messo da parte senza che nessuno glielo dicesse apertamente. Roba da non credere. ...

4 luglio 2026 · 4 minuti · Grégory Herpe

Nota sull'Ucraina

Jacques de Larosière Il minimo che si possa dire è che la situazione politica ed etnica dell’Ucraina è complessa. Ciò che è certo è che nell’ovest del Paese prevalgono nettamente gli abitanti la cui lingua madre è l’ucraino; fu questa popolazione ad animare le manifestazioni di Maidan, nella piazza di Kiev, contro la corruzione e contro la Russia, dove i movimenti di estrema destra – e, in misura marginale, i gruppi neonazisti – finirono per imporsi nel rovesciare il presidente Janukovyč, democraticamente eletto, il quale era sì favorevole a una collaborazione con Mosca, ma non ne era affatto un vassallo. ...

2 luglio 2026 · 4 minuti · Jacques de Larosière

Il monastero di Santa Caterina del Sinai: un patrimonio universale minacciato

Chloé Maurel Dalla sua iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 2002, il monastero di Santa Caterina del Sinai, fondato tra il 548 e il 565 sotto il regno dell’imperatore bizantino Giustiniano I, è considerato un simbolo universale del dialogo tra le civiltà e della coesistenza tra ebraismo, cristianesimo e islam. Tuttavia, negli ultimi anni, il sito si trova al centro di una grave crisi che contrappone due logiche contraddittorie: quella della preservazione di un luogo sacro millenario e quella del suo sfruttamento economico e turistico da parte dello Stato egiziano. I recenti progetti immobiliari, le tensioni giuridiche relative alla proprietà del monastero e la recente chiusura del sito rivelano la crescente fragilità di un monumento il cui equilibrio storico è ormai gravemente minacciato. ...

1 luglio 2026 · 7 minuti · Chloé Maurel

Ucraina: la vita sotto terra

Grégory Herpe Nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2026, ho guardato il cielo di Kyiv. Le sirene erano suonate poco dopo mezzanotte. Ero nella camera del mio hotel a lavorare sulle foto che avevo scattato durante il giorno, e sono uscito sulla terrazza: l’istinto di non perdermi ciò che le mura di un appartamento avrebbero nascosto. Il cielo sembrava trafitto dalle scie luminose dei missili che cadevano, rossastri come lampi di fuoco. Poi i boati sordi in lontananza, le esplosioni più vicine di cui si sentiva il soffio nella gabbia toracica ancor prima di sentirle davvero. Come se onde d’urto ci trapassassero da ogni parte. Le batterie antiaeree che crepitavano a raffiche. Poi i droni – piccoli punti rapidi, che ronzavano discretamente, prima dell’incendio totale del cielo, della città. ...

29 giugno 2026 · 6 minuti · Grégory Herpe

UK: è morto il premier, viva il premier!

Corradino Mineo È morto il premier, viva il premier! Il Regno Unito impiegherà due mesi a sostituire il dimissionario Starmer con Andy Burnham, 56 anni, a lungo sindaco della Grande Manchester, “uomo del nord” e perciò temuto dalla City, ma anche politico che la lavorato con tre, e diversi, leader laburisti: Tony, Blair, Gordon Brown e Jeremy Corbyn, sospettato di essere uno che la sa raccontare ma resta “camaleonte”. Però la crisi è più profonda, provocata dalla hybris che 10 anni fa ha portato a rompere con l’Unione europea, dal moltiplicarsi di moti razzisti, dall’incertezza della politica estera. ...

24 giugno 2026 · 4 minuti · Corradino Mineo

Dopo la Brexit: i giorni del disincanto. Il Regno Unito alla ricerca di un nuovo slancio

Philippe Ward Dieci anni dopo il referendum del 2016 e più di cinque anni dopo l’uscita dal mercato unico, il Regno Unito non assomiglia né alla Global Britain promessa dai sostenitori della Brexit né al campo di rovine previsto dai suoi oppositori più radicali. In questo mese di aprile 2026, il paese attraversa una fase di difficile normalizzazione: un riallineamento pragmatico ma complesso con il blocco europeo, sullo sfondo di un rallentamento economico e di una frammentazione politica. ...

22 giugno 2026 · 6 minuti · Philippe Ward

Geopolitica dell'Asia centrale (VII): Nota sul Tagikistan

Alessandro Giacone Il Tadjikistan viene definito “l’altro tetto del mondo” (dopo il Nepal), perché il 90% del territorio è coperto da montagne. La cima più elevata è il Picco Ismail Samani (7495 m.), ex Picco del comunismo. Contrariamente ai vicini, è un paese ricco di risorse idriche, grazie alla presenza di un migliaio di fiumi. E’ in costruzione la centrale idroelettrica di Rogun nel Pamir: con i suoi 335 m. sarà la più alta del mondo. Nel cantiere sono attive imprese italiane. Il progetto è fortemente avversato dall’Uzbekistan, che teme una diminuzione dei flussi d’acqua sul proprio territorio. ...

19 giugno 2026 · 4 minuti · Alessandro Giacone

Geopolitica dell'Asia centrale (VI): Il cambiamento climatico e la militarizzazione del Caspio

Giorgio Malfatti Tutto il contesto sopra descritto a volte fa dimenticare che il Mar Caspio non gode affatto di buona salute. Diversi studi hanno dimostrato che il livello delle sue acque potrebbe calare rapidamente a causa del riscaldamento globale: si parla di una discesa che va dai nove ai diciottometri entro la fine di questo secolo. Le temperature stanno aumentando, l’acqua sta evaporando e le precipitazioni stanno diminuendo. Un mix perfetto per un incerto futuro. I principali immissari del Caspio sono i fiumi Volga e Ural, la cui portata è diminuita per le ragioni già presentate. Il resto lo fanno i crescenti prelievi delle nazioni costiere (anche per rimediare alla penuria di acqua potabile in alcune zone) e le numerose dighe costruite dai russi sull’Ural e sul Volga. Ciò si tradurrebbe in una perdita di circa un quarto della sua area con la conseguente scoperta di approssimativamente 93.000km² di terraferma, l’equivalente dell’estensione del Portogallo. Le acque poco profonde nella parte meridionale pullulano di molluschi, crostacei e pesci; d’inverno le foche d’acqua dolce (specie rarissima) allevano i loro cuccioli sul ghiaccio che si forma solo in questa zona del lago. Inoltre, l’esteso sistema fluviale e le vaste zone paludose attraggono diverse varietà di uccelli migratori e forniscono un habitat ideale per una flora e fauna uniche al mondo. La minaccia per questo ecosistema non è soltanto il prosciugamento, ma anche le acque reflue non trattate, la pesca incontrollata e gli scarti della produzione di gas e petrolio: fonti principali, queste ultime, di lavoro e ricchezza per la popolazione costiera. ...

18 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell'Asia centrale (V): La questione del Mar Caspio : mare o lago?

Giorgio Malfatti di Montetretto Il Caspio rappresenta l’unico grande bacino marittimo dell’Asia Centrale. Uno specchio di acqua salata, privo di uno sbocco al mare aperto, in cui gli interessi dei paesi costieri hanno influenzato le trattative sul suo regime giuridico. La questione del Mar Caspio ha acquisito rilevanza a seguito della dissoluzione dell’URSS. Evento che ha moltiplicato i paesi rivieraschi, da due (Iran e Unione Sovietica) a cinque (Iran, Azerbaigian, Russia, Kazakistan e Turkmenistan) e portato susseguentemente alla scoperta di nuovi importanti giacimenti di idrocarburi. La regione che va dal Caucaso all’Asia Centrale è una delle più antiche zone produttrici di petrolio delmondo ed era rimasta, in gran parte, inesplorata fino al crollo dell’Unione Sovietica, che aveva privilegiato le esplorazioni in Siberia. Da quel momento in poi Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan e Uzbekistan sono stati considerati dalle multinazionali petrolifere paesi alternativi alla Russia per approvvigionamenti, e quindi, territori sui quali investire profondamente. ...

17 giugno 2026 · 11 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell'Asia centrale (III): Le fragilità degli “stan”

Giorgio Malfatti di Montetretto La guerra in Ucraina ha evidenziato le debolezze degli “stan” ex sovietici dell’Asia Centrale, che, sebbene già conosciute, sono state accentuate dall’attuale scenario internazionale. La criticità principale e forse la più importante è la mancanza di accesso al mare aperto. Tutti i paesi rientrano nella categoria dei “Land Locked Developing Countries”, ovvero privi di accesso diretto al mare e quindi penalizzati nei flussi commerciali internazionali. Gli economisti sostengono che i paesi in questa situazione perdono il 20% del loro potenziale di sviluppo. Tale condizione risulta poi ulteriormente penalizzante per economie ricche di giacimenti di risorse energetiche, come Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan, poiché per esportare petrolio e gas sono costrette a ricorrere a infrastrutture ereditate dall’epoca sovietica e tutt’ora controllate dalle società energetiche russe. Queste linee di trasporto attraversano Russia e Caucaso settentrionale per giungere al terminale di Novorossisk sul Mar Nero.La ricerca di alternative ha favorito lo sviluppo di collegamenti verso la Cina, sebbene ciò comporti il rischio di una nuova dipendenza da un’altra superpotenza. Un’ulteriore criticità riguarda la marcata dipendenza delle economie dei paesi centroasiatici dalle esportazioni di materie prime e dalle importazioni di beni strumentali e di consumo. Oltre la metà delle esportazioni regionali è costituita da petrolio, gas e minerali, mentre l’importazione di beni manufatturieri e macchinari resta elevata, conseguentemente l’apparato produttivo manufatturiero resta poco sviluppato. Questa struttura economica accentua la vulnerabilità agli shock esterni e alle oscillazioni dei prezzi internazionali. ...

13 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell'Asia centrale (I) La nascita dei nuovi stati

Giorgio Malfatti di Montetretto A seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica, il cuore dell’Asia Centrale ha conosciuto una profonda trasformazione geopolitica con la nascita di cinque nuove repubbliche nel 1991, mentre nella vicina area del Caucaso ne emergevano tre. Tale processo ha posto fine a oltre due secoli di dominazione russa e sovietica sulla regione. Sebbene l’indipendenza sia stata proclamata contestualmente, le singole dichiarazioni formali sono avvenute in momenti differenti per mere ragioni di carattere organizzativo. Il Kirghizistan il 31 agosto, l’Uzbekistan il 1° settembre, il Tagikistan il 9settembre, il Turkmenistan il 27 ottobre e, infine, il Kazakhstan il 27 dicembre. ...

10 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell'Asia centrale (II): La questione della valle di Fergana

Giorgio Malfatti di Montetretto Nonostante la definizione arbitraria dei confini territoriali tracciati a tavolino in epoca sovietica, non vi sono state rivendicazioni in grado di compromettere l’equilibrio regionale, a parte la persistente disputa relativa alla valle di Fergana. Quest’area è politicamente suddivisa politicamente tra Uzbekistan orientale, Kirghizistan occidentale eTagikistan settentrionale e rappresenta un nodo di primaria importanza per i tre paesi coinvolti. Estesa quanto la pianura Padana, la valle di Fergana è riccadi risorse agricole e idriche ed è storicamente collocata lungo le principali rotte terrestri che collegano la Cina con il Caucaso, l’altopiano iranico e le steppe euroasiatiche. Essa costituiva, non a caso, un settore fondamentale dell’antica Via della Seta e un centro strategico per tutti gli imperi che sisono succeduti nella regione. ...

8 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell’Asia centrale (IV): I nuovi corridoi strategici

Giorgio Malfatti di Montetretto L’ingresso dell’Azerbaigian in Asia Centrale In questo contesto si è recentemente inserito unsignificativo sviluppo con l’ingresso dell’Azerbaigian nel gruppo consultivo dei paesi dell’Asia Centrale, trasformando il C5 in C6. Il gruppo ha sinora operato su tematiche quali commercio, politica estera e risoluzione delle controversie. Il nuovo assetto, che coinvolge ora entrambe le sponde del Caspio, rappresenta anche una reazione alle ripercussioni della guerra in Ucraina e alle sanzioni occidentali contro la Russia, che hanno reso necessaria la ricerca di soluzioni logistiche alternative. Grazie alle affinità etnico‑religiose e al comune retaggio sovietico, l’Azerbaigian si inserisce agevolmente nel contesto centrasiatico, dove il Tagikistan rappresenta l’unica eccezione per le sue origini persiane. Il paese partecipa attivamente ai programmi europei di vicinato e partenariato orientale e riveste un ruolo essenziale nei corridoi energetici verso l’Europa. Baku mantiene inoltre rapporti privilegiati con la Turchia e adotta una posizione di equilibrio tra Russia, Stati Uniti, Unione Europea e Cina. La risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh e l’accordo, sul corridoio di Zangezur - fortemente sostenuto da Donald Trump - che collegherà l’Azerbaigian alla Turchia tramite l’Armenia, hanno poi rafforzato il prestigio internazionale del paese, consolidandone il ruolo di attore chiave nella regione. ...

8 giugno 2026 · 5 minuti · Giorgio Malfatti

I risultati dell'ultimo Consiglio europeo. Intervista a Pier-Virgilio Dastoli

Quali sono le tue valutazioni dopo l’ultimo Consiglio europeo informale, la sconfitta di Orbán e il cambiamento di governo in Bulgaria? Gli equilibri politici sono cambiati? Soltanto in parte. Dobbiamo vedere quali priorità politiche porterà avanti Magyar, il nuovo Primo ministro ungherese. E comunque vorrei ricordare che, fino a due anni fa, faceva parte dello stesso partito di Orbán. Alcune cose si sono sbloccate, come il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, poichè è sparito il veto di Orbán. Ci sono però altre questioni sulle quali bisogna capire quale sarà la linea del nuovo governo. Tra l’altro, Orbán non si è presentato all’ultimo Consiglio europeo, mentre Magyar non era ancora ufficialmente nominato: quindi l’Ungheria non era rappresentata, mentre per la Bulgaria, c’erano ancora gli uscenti, in attesa che si facesse il nuovo governo. ...

25 maggio 2026 · 8 minuti · Pier Virgilio Dastoli

Si può aggiustare Haiti?

Francesco Segoni A Port‑au‑Prince le raffiche di kalashnikov fanno parte del paesaggio sonoro quotidiano. Ma la violenza non si combatte più solo con armi leggere. Lanciarazzi, mitragliatrici pesanti e fucili d’assalto di provenienza militare circolano ormai stabilmente tra i gruppi armati, segnando una militarizzazione avanzata dello scontro urbano. Quartieri interi sono sotto il controllo di coalizioni di gang; i principali assi viari vengono aperti o chiusi in base agli equilibri criminali; la capitale vive in uno stato di asfissia permanente. ...

15 maggio 2026 · 6 minuti · Francesco Segoni

Frontiere africane: la fine di un tabù

Bruno Clément-Bollée Nel 1960, con il raggiungimento dell’indipendenza, l’Africa ereditò un’organizzazione del tutto nuova per il continente, quella degli Stati, con confini ben definiti. Questi ultimi corrispondevano allora a quelli che gli ex colonizzatori avevano tracciato per delimitare i confini geografici della loro presenza. Lungi dal riflettere la realtà umana del continente, questi confini obbedivano solo a una logica politica fondata sulle rivalità tra vicini. Al momento delle indipendenze, l’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) aveva raccomandato il rispetto assoluto del principio dell’intangibilità dei confini ereditati dalla colonizzazione per delimitare i paesi del continente. All’epoca, era solo saggezza. Certo, la suddivisione era tutt’altro che soddisfacente –etnie separate, gruppi culturalmente e storicamente antagonisti costretti a convivere, confini incoerenti fino all’assurdo come la striscia di Caprivi o l’enclave di Cabinda – ma tutti immaginavano l’impossibile gioco di trattative da condurre per raggiungere la perfezione dei confini auspicata da ciascuna parte. Oggi, il principio sembra aver raggiunto i propri limiti. Dopotutto, «la storia umana è la storia dei confini che si spostano», come sottolinea illetterato! ...

13 maggio 2026 · 9 minuti · Bruno Clément-Bollée

Di fronte all’invecchiamento demografico, una dimensione sociale per il progetto europeo?

Francesca Tortorella La diagnosi di un’Europa demograficamente malata è perfettamente corretta: la base attiva si restringe mentre aumenta la dipendenza economica — giovani, pensionati, inattivi. I sistemi sociali nazionali ne escono indeboliti e si pone quindi la questione della loro sostenibilità. Tuttavia, è proprio su questo punto che le idee federaliste possono costituire una soluzione. Innanzitutto, un vero federalismo europeo permetterebbe di mutualizzare i rischi demografici. Oggi, sebbene l’Unione europea sia chiaramente nel suo insieme un continente “molto vecchio”, la popolazione e la produttività non invecchiano allo stesso ritmo in tutti gli Stati membri. Una politica di bilancio e sociale coordinata a livello europeo potrebbe compensare queste differenze, come fa uno Stato federale tra le sue regioni. ...

11 maggio 2026 · 2 minuti · Francesca Tortorella

Leone XIV, un anno dopo

Roberto Bertoni Ciò che sfugge a Donald Trump è che con uno come Leone XIV alzare i decibel, fino a lasciarsi andare a dichiarazioni da TSO, serve a poco. Questo mite agostiniano, infatti, a differenza di Francesco, non è un tipo da trincea o da prima linea, non compie gesti eclatanti, non possiede, forse, la stessa profezia del predecessore e non rilascia, almeno per ora, interviste a “Che tempo che fa”; fatto sta che le poche volte che parla, lo fa in modo netto e circostanziato, raccogliendo consensi unanimi in ogni angolo del mondo. E così, se Francesco è stato un papa che abbiamo amato quasi alla follia, se non altro per il suo coraggio, la sua determinazione e il suo essere portatore del messaggio universale del Vangelo, Leone ne è la versione moderata ma non per questo meno efficace. ...

6 maggio 2026 · 6 minuti · Roberto Bertoni

Papa Leone, un nuovo Francesco?

Giuseppe Sacco Nella storia della Chiesa cattolica, ad oggi si sono succeduti 266 Pontefici. Di questi, 217 – quattro su cinque – sono nati nell’odierna Repubblica Italiana. In particolare, tutti i Papi nei 455 anni compresi tra il pontificato di Adriano VI (1522–1523), originario dei Paesi Bassi, e quello del polacco Giovanni Paolo II (1978–2005), erano italiani. Ma come si spiega questa straordinaria predominanza nell’istituzione più universale della storia dell’umanità? ...

6 maggio 2026 · 9 minuti · Giuseppe Sacco

L’ONU e l’obiettivo di una regolamentazione globale dell’intelligenza artificiale

Chloé Maurel Dall’inizio degli anni 2020, l’intelligenza artificiale (IA) è diventata una questione centrale della governance globale e pone problemi economici, ambientali ed etici. I rapidi progressi dei sistemi di apprendimento automatico, in particolare dei modelli generativi e dei sistemi autonomi, hanno fatto emergere nuovi rischi politici, economici e sociali: manipolazione dell’informazione, automazione della guerra, sorveglianza di massa, amplificazione delle disuguaglianze tecnologiche e rischi sistemici legati ai sistemi avanzati. Una tecnologia energivora ...

1 maggio 2026 · 4 minuti · Chloé Maurel

Entrare o no nell'euro? La Romania e la ricetta bulgara

Ioan-Victor Popa Novembre 2025: le elezioni presidenziali e legislative in Romania sorprendono l’Europa. L’avanzata dell’estrema destra alle legislative e l’accesso al secondo turno delle presidenziali (poi annullate dalla Corte costituzionale rumena) di un personaggio piuttosto oscuro, dalle idee stravaganti, hanno segnato una rottura profonda e improvvisa con un panorama politico fin lì caratterizzato soprattutto dalla stabilità. Lo status quo definito dall’alleanza tra il Partito socialdemocratico (PSD) e il Partito nazionale liberale (PNL) ha subito allora uno shock inatteso, tanto più che il candidato socialdemocratico, Marcel Ciolacu, non è arrivato al secondo turno, una prima nella storia del partito. Il Parlamento diventa così piuttosto frammentato e la precedente alleanza tra PSD e PNL deve cercare nuovi alleati. ...

28 aprile 2026 · 7 minuti · Ioan-Victor Popa

La rivolta della GenZ contro il partito eterno della Tanzania

Gaia Marchi Le elezioni del 29 ottobre 2025 hanno segnato un punto di rottura nella storia della Tanzania: il Chama cha Mapinduzi (CCM, Partito della Rivoluzione) ha trionfato ottenendo il 98% dei consensi. Viene così rieletta la presidente Samia Suluhu Hassan, donna musulmana originaria di Zanzibar. Hassan aveva già ricoperto il ruolo a seguito della scomparsa dell’ex presidente John Magufuli, avvenuta durante la pandemia di Covid-19, e viene ora riconfermata dal voto popolare. La presidente necessitava di una vittoria eclatante per ricompattare il CCM, al cui interno non tutti erano concordi nel sostenerla. ...

28 aprile 2026 · 5 minuti · Gaia Marchi

Editoriale - "What happened since?"

La “fine della storia” del politologo Francis Fukuyama, profetizzata nello scorcio finale del Novecento, sembra essersi rovesciata (per una paradossale “eterogenesi dei fini”) nel suo opposto. Ci sentiamo circondati (complice anche il mondo “globalizzato” che sembra annullare ogni distanza, fisica e psicologica) da conflitti continui. Il nostro tempo vive in uno stato permanente di crisi, sia essa, di volta in volta, di natura economica, sociale, politica, strategica, militare o umanitaria. ...

27 aprile 2026 · 2 minuti · Maurizio Puppo

L’Europa e il petrolio: l’Artico in pericolo ?

Giuseppe Sacco Con insolita spregiudicatezza il Financial Times ha pubblicato in prima pagina un pezzo fondato non su informazioni accertate, com’è la tradizione del quotidiano londinese, ma su rumors, indiscrezioni e fughe di notizie, provenienti da Bruxelles e da Oslo, ma che certo sono state lette con grande interesse a Berlino. Secondo fonti comunitarie, o almeno ad esse vicine, i vertici della Unione Europea starebbero seriamente considerando la possibilità di rinnegare ulteriormente - dopo altre decisioni, sul tipo ad esempio del rinvio della data alla quale non sarà più possibile mettere sul mercato auto con il motore ascoppio - uno dei principali punti che caratterizzano l’attuale visione delmondo, dei suoi problemi, e delle sfide politiche, quale essa è venuta configurandosi negli ultimi cinquant’anni, la sensibilità ambientale. E, nel quadro di una vera e propria svolta, starebbero valutando la convenienza e l’opportunità di lasciar cadere la loro opposizione allo sfruttamento petrolifero della zona artica. ...

27 aprile 2026 · 7 minuti · Giuseppe Sacco

Trump, un generale nel suo labirinto 

Non sappiamo come si concluderà la tragedia iraniana. Non sappiamo cos’abbia in mente Benjamin Netanyahu, che abbiamo capito essere il vero dominus della politica mondiale, né cosa sia disposto a concedergli ancora Trump, con la scusa dello Stretto di Hormuz e della brutalità del regime degli ayatollah. L’apocalisse, rinviata appena due settimane fa, sembra sempre sull’orlo di scoppiare, con una falsa tregua che, in assenza di una trattativa concreta, prelude a un equilibrio globale fondato sul terrore. ...

22 aprile 2026 · 6 minuti · Roberto Bertoni

Afghanistan: il caos calmo

I negoziati di Urumqi tra Afghanistan e Pakistan, ospitati dalla Cina in aprile dopo mesi di tensioni e scontri lungo la frontiera fra i due paesi, non hanno prodotto accordi formali né dichiarazioni di particolare rilievo. Questo apparente nulla di fatto può offrire una lettura parzialmente positiva. In un contesto segnato da raid transfrontalieri e accuse reciproche sul sostegno al terrorismo – culminato, la sera del 16 marzo 2026, in un bombardamento su Kabul che ha colpito un ospedale e causato, secondo le autorità afghane, circa 400 morti e oltre 250 feriti – il silenzio alla conclusione dei colloqui segnala l’intento di evitare una rottura diplomatica, mantenere aperti i canali di comunicazione e rinviare una sintesi politica a fasi successive. ...

20 aprile 2026 · 4 minuti · Francesco Segoni

Il lascito di Francesco che é morto combattendo

Contrariamente alle speranze di quelli che spargevano voci sulle sue possibili dimissioni, Papa Francesco è morto combattendo. Come ci si poteva aspettare da un uomo come lui che, fermo nelle sue convinzioni in difesa del bene comune, della giustizia e degli ultimi della Terra, non aveva paura di nulla e di nessuno. E’ infatti difficile non vedere il suo ultimo bagno di folla – una sortita pubblica che i medici gli avevano sconsigliata – come un gesto volontario. Un gesto compiuto nella piena consapevolezza di essere in punto di morte; e compiuto per offrire un dono estremo al popolo dei fedeli e un lascito all’umanità tutta intera. A quegli “altri” cui, come ha detto il Dalai Lama, egli si è completamente dedicato in tutta la sua vita. E cui ha lasciato – nell’ultimo discorso loro rivolto, che non ha però avuto la forza fisica di leggere personalmente – l’insegnamento a perseguire sempre, nel loro impegno politico-sociale, “la libertà di pensiero e di espressione”. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

La sconfitta di Orbán: una svolta geopolitica epocale

La sconfitta di Viktor Orbán ha una evidente dimensione geopolitica. Da sedici anni aveva instaurato in Ungheria un modello per l’estrema destra europea e americana. Lo stesso Donald Trump vi si era ispirato. Tale modello, definito “democrazia illiberale”, si stava progressivamente evolvendo verso una forma di regime autoritario. La sua caduta rappresenta quindi anche una nuova sconfitta simbolica per Trump. Il regime di Orbán era diventato profondamente impopolare. Questa impopolarità è particolarmente forte tra gli under 30: il 65% di loro ha votato per il partito di opposizione Tiza e solo il 15% per Orbán. ...

13 aprile 2026 · 4 minuti · Eric Djabiev

Un passo indietro prima della trappola

Come c’era da aspettarsi appena un’ora prima della scadenza fissata da Trump per “scatenare l’Inferno”, gli USA hanno annunciato una nuova tregua con l’Iran. Evento facile da prevedere, data la congiuntura internazionale in cui una posizione assai rilevante è tenuta da un Presidente-pagliaccio, la cui vera vocazione è quella dello speculatore in grado di trarre profitto personale da brusche evoluzioni di borsa. Ed evoluzioni anch’esse facili da prevedere, dato che egli stesso può provocarle, in virtù del ruolo politico cui gli Americani lo hanno incautamente eletto. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

La Siria post Assad sotto la guida di al-Julani tra instabilità e ricostruzione

La caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, ha segnato una svolta nella storia recente della Siria, aprendo una fase segnata da profonda incertezza ma anche da possibili cambiamenti. In questo nuovo scenario, Abu Mohammad al-Julani, oggi noto come Ahmed al-Sharaa, è emerso come figura centrale nel processo di transizione del Paese. Il suo percorso segna un’importante evoluzione, non solo a livello personale, ma anche per la più ampia dinamica politica siriana, caratterizzata dal passaggio da un approccio insurrezionale a una struttura di governance ancora in fase di definizione. Comprendere il ruolo attuale di al-Sharaa richiede quindi di ricostruire il percorso che ha intrapreso per consolidare il suo potere durante la guerra in Siria. In questo processo, al-Sharaa non solo ha rafforzato la sua autorità, ma ha anche trasformato gradualmente la natura di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), l’organizzazione che guida. ...

6 aprile 2026 · 9 minuti · Valentina Cannito

A che punto sta la Romania, un anno dopo l’elezione di Nicușor Dan ?

A metà marzo, la Romania ha firmato, insieme a Austria, Croazia, Grecia, Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio, António Costa, chiedendo una revisione urgente delle scadenze fissate dal piano di transizione energetica. Questo tema, apparentemente molto tecnico, riunisce un gruppo di Stati con interessi particolari: alcuni manifestano una chiara ostilità verso le istituzioni europee nella loro configurazione attuale (il caso estremo è quello di Orbán, che fonda la sua campagna elettorale su video generati da intelligenza artificiale in cui l’UE e l’Ucraina sono presentate come nemici pubblici); altri hanno interessi economici diretti, legati alla natura del loro consumo o a progetti infrastrutturali, fortemente incompatibili con le scadenze adottate a livello europeo. ...

5 aprile 2026 · 4 minuti · Raluca Alexandrescu

Internazionalizzare l'Amazzonia?

Allo stesso modo in cui, nel 1947-48, l’ONU aveva elaborato il progetto di fare di Gerusalemme una «città internazionale», nel corso dei decenni, un po’ ovunque, si sono levate voci per chiedere un’internazionalizzazione della foresta amazzonica, la più vasta estensione di foresta primaria del mondo. Alcuni ritengono infatti che la foresta amazzonica, fonte di acqua e ossigeno e straordinario serbatoio di biodiversità, dovrebbe appartenere a tutti, come bene pubblico dell’umanità. Un’idea che richiama in parte il concetto della terra nutrice, la Pacha Mama, dei popoli andini. ...

5 aprile 2026 · 7 minuti · Chloé Maurel

L'ONU difende il "diritto all'acqua"

Nel marzo 2023, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua ha riunito numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’ONU, di ONG e di aziende, per un totale di 10.000 persone, a New York, e, di fronte all’urgenza di garantire meglio il diritto degli esseri umani all’acqua, ha auspicato la nomina di un «inviato speciale dell’ONU per l’acqua», per far rispettare più efficacemente questo diritto. Questo imperativo si basa sulla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU adottata il 28 luglio 2010, che riconosce per la prima volta «il diritto all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri e puliti come un diritto umano essenziale per la piena godibilità della vita e per l’esercizio di tutti i diritti umani». ...

5 aprile 2026 · 8 minuti · Chloé Maurel

Usa-Europa, storia di un’alleanza ostile

Gian Giacomo Migone I governi europei – e i media accodati – continuano a reagire alla “Strategia di sicurezza nazionale” di Donald Trump come se fosse l’attuale presidente ad avere inventato l’ostilità di Washington nei confronti di ogni autentica unità europea, mentre egli si è limitato a renderla provocatoriamente esplicita, in collaudata sintonia con Mosca. In tal modo il presidente degli Stati Uniti fornisce una preziosa occasione agli europei per definire e focalizzare l’urgente correzione di struttura e rotta dell’Unione Europea, in direzione della sua indipendenza – non soltanto “autonomia” – strategica, restituendo l’unica sovranità possibile ai suoi popoli. Un ulteriore paradosso è Giorgia Meloni – la presunta sovranista ed ex fascista che, da presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, si fa baciare in testa da Joe Biden, per poi diventare la tuttofare (per carità, non cortigiana) di Donald Trump – a ricordare ai pseudo europeisti di casa nostra che esiste un’altra Europa dall’UE attuale, quella di Ventotene. Non succederà ora, ma la prospettiva non può che essere quella. ...

31 marzo 2026 · 8 minuti · Gian Giacomo Migone

Detrumpizzare l'Europa

Ora che alla Casa Bianca siede un personaggio che definire discutibile significa usare un eufemismo, in molti cominciano a rendersi conto di un elemento geo-politico che ai più è sfuggito per oltre un trentennio: gli interessi europei e quelli americani non coincidono. Non hanno mai coinciso, a dire il vero: basti pensare alle ragioni profonde della Rivoluzione grazie alla quale le tredici colonie si emanciparono dalla madrepatria inglese nel 1776, esattamente duecentocinquant’anni fa. “No taxation without representation” era lo slogan: nessuna tassa senza rappresentanza. E per rendere palese il proprio sdegno, gettarono a mare un carico di tè (il movimento ultra-conservatore del TEA Party, che oggi esprime il segretario di Stato Marco Rubio, prende il nome da lì), onore e vanto della corona britannica. ...

30 marzo 2026 · 8 minuti · Roberto Bertoni

Il ritorno dei Pahlavi: una buona idea per l’unità dell’Iran?

L’Iran è un insieme politico in cui la dimensione etno-confessionale è essenziale. La tradizione millenaria dell’impero persiano si basava sulla tolleranza verso tutte le minoranze. Il più potente imperatore persiano, Dario I, si presentava come «il re del paese di tutte le etnie». Questa frase è incisa sulla sua tomba a Susa (Shush), nel 486 a.C. Questa tradizione di tolleranza fu interrotta nel 1928 a favore di un sistema ipercentralizzato di repressione delle minoranze. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev

La Spagna salva l'onore dell'Europa

Il mondo sta scoprendo Pedro Sánchez, il leader socialista spagnolo che guida un governo di coalizione di sinistra. Il suo “no alla guerra” in Iran risuona come un potente segnale di allarme di fronte al pericolo mortale che minaccia il sistema di sicurezza collettiva istituito nel 1945. Le Nazioni Unite — il cui vero significato era quello di “organizzazione di nazioni unite contro il fascismo” — erano state concepite per evitare qualsiasi nuova guerra. Questo “no” è anche un rifiuto netto del trumpismo. Pedro Sánchez è l’unico capo di governo europeo a opporsi frontalmente alla guerra voluta da Donald Trump, rifiutando all’United States Air Force l’uso delle basi americane situate in Andalusia. Al contrario, Francia e Regno Unito hanno concesso all’esercito statunitense l’accesso alle loro basi agli aerei americani che, in violazione del diritto internazionale, bombardano metodicamente l’Iran. Questo rifiuto è tanto più significativo che l’iniziativa bellica di Trump appare del tutto sconsiderata: una guerra contro un paese dalla storia millenaria potrebbe condurre la regione verso il caos generale. Pedro Sánchez si inserisce nella tradizione dei progressisti spagnoli. Il suo “no alla guerra” riflette una profonda cultura politica di rifiuto della guerra nella storia del paese. L’evento fondativo di questa cultura fu il massacro deliberato e sistematico di civili nella piccola città basca di Guernica da parte dell’aviazione fascista nel 1937. Tale bombardamento segnò una una svolta storica: inaugurò una nuova era in cui l’uccisione di massa dei civili divenne uno strumento strategico di pressione. Nel contesto della Guerra civile spagnola — che contrappose democratici e progressisti da un lato all’unione delle forze di destra attorno al generale Francisco Franco, sostenuto dagli stati fascisti — Guernica divenne un simbolo storico di libertà. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev

Chi siamo?

“Geopolitics Today” è un sito di geopolitica, con una grande pluralità di opinioni e di punti di vista, che si propone di aiutare a comprendere cosa accade nel mondo quando i riflettori dell’attualità si spengono, o meglio, si spostano altrove, attirati da una nuova emergenza. Ogni autore si esprime a titolo personale. I fondatori: Alessandro GIACONE è professore associato al dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università de Bologne, e specialista dell’Europa comunautaria et dell’Italia contemporanea ...

1 marzo 2026 · 1 minuto · Alessandro Giacone