Nel marzo 2023, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua ha riunito numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’ONU, di ONG e di aziende, per un totale di 10.000 persone, a New York, e, di fronte all’urgenza di garantire meglio il diritto degli esseri umani all’acqua, ha auspicato la nomina di un «inviato speciale dell’ONU per l’acqua», per far rispettare più efficacemente questo diritto.
Questo imperativo si basa sulla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU adottata il 28 luglio 2010, che riconosce per la prima volta «il diritto all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri e puliti come un diritto umano essenziale per la piena godibilità della vita e per l’esercizio di tutti i diritti umani».
Infatti, l’acqua, risorsa naturalmente presente sulla Terra, non è una merce come un’altra, tanto più che ha un’importanza vitale per gli esseri umani; appare quindi giustificato considerarla un bene pubblico mondiale, cioè un bene comune.
Nell’epoca del riscaldamento climatico, la risorsa vitale che è «l’oro blu» si rivela particolarmente cruciale. Alcuni dati ne illustrano l’importanza fondamentale e mettono in evidenza le conseguenze drammatiche della mancanza d’acqua:
– 2,2 miliardi di persone non hanno accesso a servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro e sono costrette a bere acqua contaminata.
– Oltre la metà della popolazione mondiale, cioè 4,2 miliardi di persone, è priva di servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro.
– 297.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ancora ogni anno a causa di malattie diarroiche dovute alla scarsa salubrità dell’acqua.
– Quasi il 90% delle catastrofi naturali è legato all’acqua (inondazioni, cicloni, tornado, siccità…).
– L’80% delle acque reflue nel mondo viene scaricato nell’ambiente senza trattamento.
L’ONU misura la gravità della situazione attuale, deplorevole, calcolando che, complessivamente, ogni anno più di 842.000 persone nei paesi a basso o medio reddito muoiono a causa della carenza d’acqua. I problemi legati all’acqua sono inoltre aggravati da uno spreco massiccio nei paesi del Nord.
Parallelamente, per quanto riguarda stavolta l’acqua marina, l’inquinamento influisce in modo drammatico sull’acqua terrestre: un «continente di plastica» galleggia nel Pacifico e, almeno da agosto 2023, il Giappone ha iniziato a scaricare in mare le acque contaminate a seguito della catastrofe di Fukushima.
A queste sfide umane e ambientali si aggiunge la minaccia delle «guerre dell’acqua». L’acqua è oggi, più che mai, un’arma temibile, oltre che una risorsa strategica, negli scontri geopolitici contemporanei: in Ucraina, la distruzione della diga di Kakhovka, all’inizio di giugno 2023, ha provocato inondazioni drammatiche e l’evacuazione di oltre 8.000 abitanti; l’Egitto contempla «l’uso della forza, anche aerea, contro la Grande Diga della Rinascita che l’Etiopia sta costruendo sul corso del Nilo Azzurro»; l’Indo e il Brahmaputra vedono le loro acque contese tra Cina, India e Pakistan; infine, in Medio Oriente, la Turchia mira al controllo dei grandi fiumi della Mesopotamia.
All’interno degli Stati, l’acqua genera anche conflitti e tensioni che talvolta sfociano in scontri violenti, dalla Colombia al Sudafrica, fino alla Francia, dove il 25 marzo 2023 oltre 200 persone sono rimaste ferite negli scontri con le forze dell’ordine durante le manifestazioni contro l’installazione di «mega-bacini» destinati all’agricoltura a Sainte-Soline.
A queste sfide umane e ambientali si aggiunge la minaccia delle «guerre dell’acqua». L’acqua è oggi, più che mai, un’arma temibile, oltre che una risorsa strategica, negli scontri geopolitici contemporanei: in Ucraina, la distruzione della diga di Kakhovka, all’inizio di giugno 2023, ha provocato inondazioni drammatiche e l’evacuazione di oltre 8.000 abitanti; l’Egitto contempla «l’uso della forza, anche aerea, contro la Grande Diga della Rinascita che l’Etiopia sta costruendo sul corso del Nilo Azzurro»; l’Indo e il Brahmaputra vedono le loro acque contese tra Cina, India e Pakistan; infine, in Medio Oriente, la Turchia mira al controllo dei grandi fiumi della Mesopotamia.
All’interno degli Stati, l’acqua genera anche conflitti e tensioni che talvolta sfociano in scontri violenti, dalla Colombia al Sudafrica, fino alla Francia, dove il 25 marzo 2023 oltre 200 persone sono rimaste ferite negli scontri con le forze dell’ordine durante le manifestazioni contro l’installazione di «mega-bacini» destinati all’agricoltura a Sainte-Soline.
L’azione dell’ONU
La risoluzione delle Nazioni Unite del 2010, che afferma il diritto all’acqua come parte integrante di tutti i diritti umani, è quindi particolarmente importante. Il testo quantifica questo diritto tra 50 e 100 litri di acqua per persona al giorno, a un costo accessibile, cioè inferiore al 3% del reddito familiare. Precisa inoltre che ogni famiglia deve poter trovare una fonte d’acqua a meno di un chilometro da casa e che il tempo necessario per raccogliere quest’acqua non deve superare i 30 minuti.
Cinque anni dopo, tra i 17 «Obiettivi di sviluppo sostenibile» (OSS) proclamati dall’ONU nel 2015, l’obiettivo n. 6 mira a garantire a tutti l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e a assicurare una gestione sostenibile delle risorse idriche. Ma queste proclamazioni non rischiano di restare lettera morta in una realtà in cui l’ONU è priva di forza vincolante e di potere sanzionatorio?
Nonostante la mancanza di strumenti vincolanti per far rispettare le proprie risoluzioni, l’ONU ha comunque condotto un’azione utile, tanto più che essa si inscrive nel lungo periodo, essendo l’istituzione attiva da quasi 80 anni. Storicamente, l’azione dell’ONU e delle sue agenzie sulla questione dell’acqua era già iniziata negli anni ’70, periodo di emergere delle preoccupazioni ecologiste e ambientali, con la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua nel 1977, seguita dalla Conferenza internazionale sull’acqua e l’ambiente, lanciata nel 1992, anno del Vertice della Terra a Rio.
L’UNESCO era stata persino pioniera, lanciando già negli anni ’50 programmi di ricerca sulle «zone aride» e sulle «zone umide», per poi creare la Commissione Oceanografica Internazionale (COI) e avviare un Programma Idrico Internazionale. Infatti, il suo primo Direttore generale, Julian Huxley (dal 1946 al 1948), era uno scienziato molto attento alla conservazione della natura.
L’azione dell’ONU passa anche attraverso la sensibilizzazione della popolazione mondiale su queste tematiche, tramite la «Giornata mondiale dell’acqua», ogni 22 marzo, e la «Decade internazionale d’azione dell’ONU sull’acqua» (2018-2028).
La conferenza mondiale sull’acqua dolce organizzata dall’ONU nel marzo 2023, la prima su questo tema dopo 40 anni, ha prodotto un testo importante, sebbene non vincolante dal punto di vista giuridico: il «Programma d’azione per l’acqua», che raccoglie tutti gli impegni volontari legati all’acqua (più di 700 impegni) e ne seguirà i progressi.
Ad esempio, l’Unione Europea si è impegnata a «supportare l’accesso di 70 milioni di persone a una fonte di acqua potabile migliorata e/o a servizi igienico-sanitari entro il 2030». Inoltre, l’UE si è impegnata a sostenere gli Stati membri «con un finanziamento di 20 milioni di euro per accelerare l’implementazione della sorveglianza delle acque reflue». Altro esempio: la multinazionale francese Danone si è impegnata a lanciare «un fondo di finanziamento misto per permettere a 30 milioni di persone bisognose di avere accesso quotidiano ad acqua potabile». In totale, sono stati promessi 300 miliardi di dollari per supportare il Programma d’azione per l’acqua.
Questa conferenza è quindi molto importante, perché, come osserva il giornalista Akram Belkaïd su Le Monde diplomatique, «a differenza degli oceani, che godono di un accordo mondiale di protezione, adottato anch’esso a marzo, l’acqua dolce (…) non beneficia di alcun testo fondamentale che ne regoli contemporaneamente uso, condivisione e conservazione».
Si tratta quindi di un passo avanti verso un tale obiettivo. Inoltre, contemporaneamente alla conferenza, l’ONU ha pubblicato il suo «Rapporto mondiale sullo sfruttamento delle risorse idriche 2023».
Le multinazionali dell’acqua e la difesa dei loro interessi finanziari
Tuttavia, dietro queste belle parole si nasconde una crescente penetrazione dell’ONU da parte degli interessi del settore privato. È dagli anni 2000, sotto il mandato del ghanese Kofi Annan, che risale questa preoccupante penetrazione del settore privato nei meandri dell’ONU. Questo Segretario generale aveva infatti fatto in modo di associare le multinazionali ai dibattiti delle Nazioni Unite, attraverso il «Patto Globale» (Global Compact) che aveva istituito.
Ma le multinazionali dell’acqua, spesso quotate in borsa – dalle francesi Suez e Veolia, all’americana American Water, Thames Water, alla brasiliana Sabesp, fino alla svizzera Nestlé – sono al lavoro per influenzare le discussioni e l’orientamento dei testi adottati.
L’acqua – principalmente dolce – stimola le brame delle grandi imprese multinazionali.
Le grandi multinazionali hanno creato lobby per difendere i propri interessi in uno spirito neoliberale e predatorio, con il risultato di una crescente mercificazione dell’acqua.
Come analizza l’economista eterodosso Sylvain Leder, in realtà, «nel 1992, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua a Dublino, […] per la prima volta questa risorsa è stata ufficialmente riconosciuta a livello internazionale come bene economico».
Si è così instaurata una vera e propria «oligarchia mondiale dell’acqua», secondo le parole dell’economista e politologo Riccardo Petrella, un’oligarchia che, come spiega Sylvain Leder, «ha a capo la Banca Mondiale, all’origine della creazione nel 1996 del Consiglio Mondiale dell’Acqua, guidato allora da alti dirigenti di multinazionali come Suez e Vivendi (poi diventata Veolia) e con sede a Marsiglia. Questo consiglio ha il compito di definire una visione globale di questa risorsa in un quadro liberale. La dimensione operativa è garantita dal Partenariato Mondiale per l’Acqua, creato nello stesso anno per favorire le partnership pubblico-private».
In definitiva, l’acqua dolce, che rappresenta un mercato di oltre 600 miliardi di euro, si trova sempre più al centro delle sfide economiche del XXI secolo. All’interno dell’organizzazione internazionale si osserva un tira e molla tra gli imperativi umanitari del «diritto all’acqua» e la logica del profitto predatorio e della mercificazione di tutte le risorse naturali.
Spetta quindi all’ONU liberarsi dagli interessi del settore privato e dai potenti lobby ad esso associati, e affermare con forza la logica del diritto all’acqua, nello spirito dei «diritti economici e sociali», proclamati già nel 1966 al suo interno.
Chloé Maurel
(Prima pubblicazione: Equal Times, 7 settembre 2023)
