La “fine della storia” del politologo Francis Fukuyama, profetizzata nello scorcio finale del Novecento, sembra essersi rovesciata (per una paradossale “eterogenesi dei fini”) nel suo opposto. Ci sentiamo circondati (complice anche il mondo “globalizzato” che sembra annullare ogni distanza, fisica e psicologica) da conflitti continui. Il nostro tempo vive in uno stato permanente di crisi, sia essa, di volta in volta, di natura economica, sociale, politica, strategica, militare o umanitaria.

È una tendenza che si è accentuata in modo apparentemente parossistico negli anni Venti del XXI secolo; apertisi con l’epidemia di Covid-19, proseguiti con i devastanti conflitti in Ucraina e Gaza, caratterizzati dal riemergere, in Occidente, di politiche fortemente nazionalistiche, e da un sentimento di “debolezza” progressiva delle istituzioni democratiche e rappresentative nei confronti dei regimi di stampo autoritario.

La nostra pubblicazione non intende aggiungere un’altra voce al coro di informazioni che martella su questi temi, inseguendo (fedele a quell’idea di “crisi permanente” di cui dicevo) l’attualità. Davvero, non sarebbe il caso.

Vorremmo invece aiutare noi stessi e i lettori a comprendere cosa accade quando i riflettori dell’attualità si spengono, o meglio, si spostano altrove, attirati da una nuova emergenza. Con un linguaggio riflessivo e documentato, ma accessibile anche ai non-specialisti. In che condizioni si trova la Siria, un anno dopo la fine del regime di Assad e la presa del potere da parte di un uomo con un passato jahadista? Cosa è accaduto in Afghanistan da quando le forze occidentali si sono ritirate e hanno lasciato campo libero al rinato regime talebano? Cosa succede nei paesi dell’Est europeo quando a vincere le elezioni è un candidato considerato filo-europeista oppure, all’opposto, più vicino alla Russia di Putin? Cosa accade nei paesi del mondo quando i media si allontanano, e con essi anche la nostra attenzione viene distolta e inevitabilmente catturata da una nuova crisi?

Questo è l’intento; riportare un po’ luce là dove, almeno dal punto di vista dei media tradizionali, è caduta l’ombra. Vorremmo farlo all’insegna del rispetto dei fatti, da un lato (non è luogo questo per le propagande, di qualsiasi fede e colore siano), e dall’altro della più grande pluralità delle opinioni e dei punti di vista. Eccezione fatta, come è ovvio, per posizioni “intollerabili” (come insegna il el paradosso di Popper), quali ad esempio quelle che promuovono razzismo, violenza o discriminazione, la nostra pubblicazione intende dare spazio a letture diverse, anche “eterodosse” o inattese, delle situazioni geopolitiche. Facendo affidamento sulla libertà di giudizio, di dibattito ed, eventualmente, di replica; una delle libertà più preziose su cui possiamo contare.