Corradino Mineo
È morto il premier, viva il premier! Il Regno Unito impiegherà due mesi a sostituire il dimissionario Starmer con Andy Burnham, 56 anni, a lungo sindaco della Grande Manchester, “uomo del nord” e perciò temuto dalla City, ma anche politico che la lavorato con tre, e diversi, leader laburisti: Tony, Blair, Gordon Brown e Jeremy Corbyn, sospettato di essere uno che la sa raccontare ma resta “camaleonte”. Però la crisi è più profonda, provocata dalla hybris che 10 anni fa ha portato a rompere con l’Unione europea, dal moltiplicarsi di moti razzisti, dall’incertezza della politica estera.
Che Keir Starmer fosse finito, nonostante avesse 414 seggi a Westmintser, l’avevo capito vedendolo buttarsi ai piedi di Trump per raccogliere i fogli imbrattati dalla sua firma e caduti per terra. Se Londra intendeva rompere la “special partnership” con Washington, e con Trump al potere non c’era alternativa, il Premier avrebbe dovuto sottolineare la drammaticità del fatto, dire pane al pane, non prostrarsi. Trump gli disse poi: “Non sei Churchill”. Non seppe rispondergli: “E tu non vali una delle gambe lese di Roosevelt." Starmer veva promesso al vento di tassare il 5% dei ricchi ricchi e per finanziare la sanità. Di non vendere armi a chi le usa in modo criminale. Ha varato invece una legge che proibisce di criticare a Israele. Ed è corso dietro a Farage e Robinson, dicendo una volta: “Rischiamo di diventare un’isola di migranti”.
Per tornare deputato, e dunque poter essere eletto PM, Burnham ha travolto in giugno Reforme UK di Farage e Restore Britain. che è per la pena di morte. In crescita l’affluenza nel collegio: 58,6%. Larga la maggioranza: 54% dei voti. Ma non sarà facile per Burnham sottrarsi alla maledizione della Brexit, che ha travolto anzitempo sei Primi ministri. Dovrebbe spiegare alle campagne inglesi che l’Impero non tornerà e che il futuro sarà in Europa. Lo sanno i pescatori che accusavano la UE e non riescono più a vendere il pescato. Poi i moti razzisti. Muovono dai pub del risentimento per il lavoro e la dignità perduti. Si dovrà dire a quegli elettori bianchi che il problema sono loro, che ubriachi picchiano mogli e figli e cercano un capro espiatorio. L’impero “risolveva” caricandoli a forza nelle galere. Meglio accettare senza vergogna un sussidio dal welfare, un aiuto psicologico dallo psicologo o tornare a scuola. E non servirà gridare, come Corbyn, “lavoro, lavoro”. La gente sa che i vecchi impieghi non torneranno. Che il futuro dipende da investimenti in ricerca, ecologia, intelligenza artificiale e dalle alleanze internazionali. Infine - ma per me non meno importante - l’Europa, con Londra ed Edimburgo, vedrà la luce se saprà dirsi con chiarezza le colpe commesse dal colonialismo e dell’imperialismo. Perciò condanna della Shoah e dell’antisemitismo procedano insieme alle sanzioni contro Israele per il suo colonialismo, l’uso blasfemo della religione, la pulizia etnica e il genocidio in corso.
Vasto programma, lo so. E per niente intuitivo. Se avete letto Bignami di marxismo, anti imperialismo e terzomondismo troverete risposte più facili e menzognere. Ma il catalogo è questo. Per chiudere una guerra mai vista prima (contro l’Iran) ed evidentemente fallimentare, il presunto Occidente ha lasciato Trump alla sua insonnia e ai ludi coi lottatori alla Casa Bianca o fra gli specchi della reggia-prigione di Versailles. Vance consegna soldi e rispettabilità ai Guardiani della Rivoluzione, e pure a Hezbollah, in cambio della riapertura di Hormuz. Dopo averci insultati per mesi, il Presidente e l’ambasciatore di Israele ora spiegano a noi italiani che abbiamo capito male. E che, disarmati Hamas e Hezbollah, loro rinuncerebbero a stragi (di bambini e giornalisti) e deportazioni. La ruota gira. Presto l’onere del governo toccherà di nuovo a chi ha molte colpe, ma non quella di aver preso a calci il diritto che vieta, anche in guerra, di ammazzare innocenti, infermieri e giornalisti. Dunque dobbiamo attrezzarci. Ho visto che pure Conte ha invocato, al Tg3, una difesa comune per l’Europa. Vedo che sono meno numerosi quelli secondo cui Putin starebbe vincendo. O che i rapporti con gli USA torneranno come nel Novecento. Per cui potremo gridare contro l’imperialismo, pur restando all’ombra dalla NATO.
