Chloé Maurel

Creata nel 1950 e oggi composta da 187 Stati membri, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) è una delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Erede dell’Organizzazione meteorologica internazionale, fondata nel 1873, riunisce oggi quasi tutti gli Stati del mondo attorno a una missione essenziale: coordinare la cooperazione internazionale nei settori della meteorologia, del clima, dell’idrologia e dell’osservazione dell’atmosfera. Il suo ruolo consiste nel garantire la rapida diffusione dei dati meteorologici, stabilire norme scientifiche comuni, sviluppare sistemi di allerta precoce e fornire un’expertise indispensabile alla comprensione del cambiamento climatico.

Questa cooperazione internazionale è diventata un bene pubblico mondiale. Le previsioni meteorologiche diffuse quotidianamente in ogni Paese si basano su uno scambio permanente di informazioni tra i servizi meteorologici nazionali. I satelliti, le stazioni terrestri, le boe oceaniche, i radar e i modelli numerici alimentano un’immensa rete coordinata dall’OMM. Nessuno Stato, per quanto potente, potrebbe produrre da solo previsioni affidabili su scala planetaria. La meteorologia è, per sua natura, una scienza della cooperazione.

Al di là delle previsioni quotidiane, l’OMM svolge un ruolo fondamentale nella conoscenza del cambiamento climatico. Pubblica ogni anno un rapporto di riferimento sullo stato del clima mondiale, considerato autorevole sia dai ricercatori che dai responsabili delle politiche pubbliche. Coordina inoltre diversi programmi internazionali di osservazione della criosfera, degli oceani, delle precipitazioni e dei gas serra. I suoi lavori alimentano direttamente le valutazioni del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), creato congiuntamente dall’OMM e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (PNUE) nel 1988. Senza questa infrastruttura scientifica mondiale sarebbe impossibile misurare con precisione l’attuale accelerazione del riscaldamento climatico. L’OMM comprende 8 commissioni tecniche che lavorano su specifici ambiti pratici, come la meteorologia aeronautica e la meteorologia agricola.

Eppure l’OMM rimane poco conosciuta dal grande pubblico. Per esempio, poche persone sono al corrente del programma di “veglia meteorologica mondiale” avviato nel 1963, del programma “Uragani tropicali” lanciato nel 1971, o del programma “Idrologia operativa”, a partire dal 1972. Ricordiamo inoltre le Convenzione di Vienna per la protezione dell’ozonosfera (1985), seguita dal Protocollo di Montréal sulle sostanze dannose per l’ozonosfera (1987), testi che si sono rivelati molto efficaci nel contribuire ad arrestare l’ampliamento del celebre “buco” di ozono.

L’OMM, che dal 2023 è guidata per la prima volta da una donna, la meteorologa argentina Celeste Saulo, rimane tuttavia sotto-utilizzata dal punto di vista politico. Le ondate di calore provocano ormai ogni anno decine di migliaia di morti premature, colpendo in particolare gli anziani, i lavoratori esposti, i bambini piccoli e le popolazioni più vulnerabili. Gli effetti sulla salute si sommano alle conseguenze economiche: riduzione delle rese agricole, incendi di vaste proporzioni, carenze idriche, perturbazioni energetiche, distruzione degli ecosistemi. Oggi il ruolo dell’OMM potrebbe essere considerevolmente rafforzato.

Di fronte alla moltiplicazione delle crisi, l’OMM potrebbe diventare il vero centro mondiale di coordinamento delle politiche di adattamento alle ondate di calore. Potrebbe elaborare linee guida internazionali sui piani nazionali di prevenzione, armonizzare i criteri di attivazione degli allarmi, coordinare gli scambi di esperienze tra gli Stati, sviluppare indicatori mondiali di vulnerabilità e diffondere le migliori pratiche in materia di pianificazione urbana, gestione dell’acqua, sanità pubblica e protezione dei lavoratori. La sua competenza scientifica potrebbe orientare maggiormente le decisioni politiche internazionali.

L’iniziativa “Early Warnings for All”, lanciata sotto l’egida delle Nazioni Unite e guidata in gran parte dall’OMM, rappresenta già un importante passo avanti. Il suo obiettivo è fare in modo che, entro pochi anni, ogni abitante del pianeta disponga di un sistema di allerta precoce contro le catastrofi meteorologiche. Ma questa ambizione richiede finanziamenti molto più consistenti. Ancora oggi numerosi Paesi a basso reddito non dispongono di reti di osservazione sufficientemente efficienti né di servizi meteorologici in grado di anticipare adeguatamente gli eventi estremi. Questa disuguaglianza è profondamente ingiusta: i Paesi che hanno contribuito meno alle emissioni di gas serra sono spesso quelli più vulnerabili alle conseguenze del riscaldamento globale.

È proprio in questo ambito che la governance mondiale assume tutto il suo significato. Il clima costituisce un bene comune planetario. Le masse d’aria, gli oceani e le emissioni di gas serra circolano senza tenere conto delle frontiere politiche. Le ondate di calore che oggi colpiscono l’Europa si inseriscono in dinamiche atmosferiche globali che interessano contemporaneamente altri continenti. Pensare che ogni Stato possa risolvere questa crisi isolatamente è un’illusione. La cooperazione internazionale è una necessità scientifica.

L’ONU rimane l’unica organizzazione internazionale dotata di una legittimità realmente universale per organizzare questa cooperazione. Le sue agenzie specializzate, ciascuna nel proprio ambito di competenza, costituiscono un’architettura unica di governance mondiale. L’OMM ne rappresenta uno dei pilastri scientifici. La sua azione dovrebbe tuttavia essere maggiormente coordinata con quella dell’OMS, dell’UNESCO, della FAO e del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (PNUE). Le ondate di calore non sono soltanto un fenomeno meteorologico: sono anche una crisi sanitaria, agricola, educativa, economica e sociale.

Restituire a questa organizzazione i mezzi per realizzare le proprie ambizioni implica anche rafforzarne il finanziamento, oggi largamente insufficiente: attualmente, le spese militari mondiali rappresentano 34.000 volte il bilancio annuale dell’OMM!

Occorre inoltre rafforzarne l’autorità politica. Le sue raccomandazioni dovrebbero essere maggiormente integrate nei negoziati climatici internazionali e nelle politiche nazionali di adattamento.

La storia delle Nazioni Unite mostra che le grandi crisi mondiali hanno spesso portato a rafforzare (o persino a ricreare) le istituzioni internazionali. La moltiplicazione delle ondate di calore potrebbe rappresentare uno di questi momenti decisivi. Di fronte a un clima che ignora le frontiere, la solidarietà internazionale diventa una condizione di sopravvivenza. Più che mai, la risposta deve essere mondiale, fondata sulla scienza e sull’ecologia, organizzata dalle istituzioni multilaterali e guidata da un principio fondamentale di uguaglianza e fraternità tra i popoli. Insomma, gli Stati dovrebbero considerare l’OMM non come un semplice organismo tecnico, ma come un vero bene pubblico mondiale al servizio della sicurezza collettiva.