Corradino Mineo

L’intelligenza artificiale non è che una delle “cose nuove” del presente. Come nel 1891 le “Rerum Novarum”, di cui scrisse Leone XIII. Al centro di Magnifica Humanitas Prevost mette, in realtà, “la Dottrina Sociale della Chiesa”, che considera “un corpo vivo di verità”. Il Papa non individua alcun conflitto tra l’enciclica del papa omonimo, che condannò lo sfruttamento dei bambini in fabbrica ma soprattutto difese la proprietà privata dal conflitto capitale-lavoro, e Fratelli tutti, in cui Francesco declassa invece la proprietà a “diritto naturale secondario”, e Laudato sii’, dove sostiene che la terra l’abbiamo ricevuta in prestito non dai genitori ma “dai figli”. Continuità ci sarebbe stata anche tra Pio XI, che fece leggere nelle chiese tedesche “Mit Brennender Sorge”, condanna dell’idolatria della Razza, del Popolo, dello Stato e preparava in punto di morte un’enciclica contro il nazismo, e il suo successore Pacelli che da Papa non pronunciò il nome di Hitler nemmeno davanti all’evidenza dei campi di sterminio, mentre scomunicò nel 1949 comunisti e sindacalisti italiani rei, di voler requisire “le terre incolte e mal coltivate”.

Ancora, nessuno iato tra Ratzinger che rivendicava “la promozione del bene comune” e Wojtyla che celebrò, in Centesimus Annus, il crollo dell’URSS aprendo a teorici del mercato, Michael Novak. Richard Neuhaus e George Weidel, che ispireranno Trump. Non è inconsueto che un Papa citi e interpreti i predecessori. Francesco attribuì a Wojtyla alcune scelte che gli premevano. Paolo VI non contrappose la Populorum Progressio alla De Rerum Novarum. Leone ammette, peraltro, che lo “sviluppo armonico” della dottrina sociale “non sempre è stato lineare” e serve “un discernimento comunitario”. Tuttavia la scelta che compie non è neutra. Sono stati Leone XIII, Pio XII e Giovanni Paolo II a rivendicare il carattere unitario di una dottrina sociale della chiesa, fondata “sulla Sacra Scrittura e sulla tradizione”. Leone è un restauratore. Vuole restaurare l’unità -magari nuova e diversa- di Sancta Romana Ecclesia. Dopo due pontificati che parlavano più al mondo che al gregge. Non a caso ha rivolto ai mercanti di uomini quella frase, “convertitevi” che Wojtyla gridò ai mafiosi. Che restino tra i fedeli mercanti di uomini e mafiosi, se si genuflettono e promettono di cambiare. Francesco li aveva scomunicati. Preferiva parlare al Buon Samaritano, al grande Imam di al - Azhar o telefonare di sera ai parrocchiani di Gaza sotto le bombe di Israele.

Trovo singolare che la maggioranza dei commentatori sia passata oltre “il contesto” in cui il Papa incastona la sua analisi della “intelligenza artificiale”. Diranno, i suoi esegeti, che il messaggio sociale di Leone è forte quanto quello di Francesco. In effetti nell’enciclica il Papa chiede perdono per il colonialismo, per “l’enorme sofferenza e umiliazione che la schiavitù ha significato per tante persone”, condanna la teoria della “guerra giusta”, postula il superamento del PIL come misura dello sviluppo umano. Definisce “disgrazia” la deportazione di milioni di migranti. Ricorda a Trump che “l’America è una nazione plasmata dagli immigrati”. E ai capi di Stato europei di non aver agito per fermare la strage nel mar Mediterraneo. Insomma Leone piace, perché è politico e americano, ma diverso da Trump.

Entriamo in medias res. Per parlare di Intelligenza artificiale il Papa contrappone l’una all’altra due parabole bibliche. La Torre di Babele, simbolo della hubris dell’uomo che si innalza a Dio. E la costruzione del Tempio di Gerusalemme, guidata da Neemia ebreo e funzionario del re di Persia. Orgoglio sprezzante, lavoro comune. Sotto la Torre di Babele colloca “il transumanesimo, che “potenzia l’essere umano attraverso le tecnologie”, e “il postumanesimo, che prospetta una sorta di ibridazione tra uomo, macchine e ambiente”. Neemia insegna invece agli ebrei a costruire insieme il Tempio, e con il tempio quella “civiltà dell’amore” di cui parlò Paolo VI. L’intelligenza artificiale non è crusca del demonio. Può arricchire l’umanità, se si tiene ben netta la distinzione tra elaborazione “intelligente” di dati e natura corporea dell’uomo creato da Dio. Un uomo che trova forza nel “limite”. E nella “sofferenza” la spinta per compassione e perdono. “Per sopprimere completamente il dolore -scrive Prevost- si dovrebbe spegnere anche l’amore e il desiderio”. La macchina non soffre e non può perdonare.

“Disarmare l’Intelligenza Artificiale”. È la proposta più forte dell’Enciclica. “Sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva”. “Piccoli gruppi molto influenti - denuncia il Papa- possano orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio”. Aggiunge che “il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e delle capacità di calcolo, non è più appannaggio degli Stati ma di grandi attori economici e tecnologici che di fatto fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione”. Serve dunque “educare” all’AI, per contrastare “narrazioni distorte” che “confondono i confini tra vero e falso”. E, nella scuola, per contrastare la sensazione che sia facile “ottenere il risultato”, l’impressione di oggettività dell’AI e la simulazione di una comunicazione umana”. Ovviamente, il Papa difende dai robot il lavoro, che motiva -spiega- la dignità stessa dell’uomo.

Ottime intenzioni , ma come perseguirle se la Dottrina Sociale vieta di affrontare il nodo della “proprietà” dei dati e dei processi di elaborazione? Leone chiederà a Peter Thiel, Elon Mask, Sam Altman di convertirsi? Chi privatizza dati e ricerca sul DNA, vuole brevettare medicine capaci di rendere croniche le malattie degenerative e assicurare profitti duraturi, non mira a cercare le cause del male e debellarlo. L’intelligenza artificiale (spesso davvero idiota) dei social va a caccia di dati sensibili, li offre al padrone, li vende. E intanto conferma vedute e pregiudizi dei followers. Per metterli gli uni contro gli altri in una sorta di Caos, che permette a pochi semidei del capitalismo di influenzare Stati e Relazioni Internazionali.

Avrei preferito che Leone usasse la metafora del Golem. Il non umano che, se gli dai nome, diventa sovrumano. Perché colgo in questa leggenda lo spiazzamento delle Religioni del Libro di fronte a AI. L’uomo che si fa Dio e il non umano con sembianze umane sono consustanziale ai monoteismi occidentali. I cinesi non sono migliori di noi ma trattano l’intelligenza artificiale come una infrastruttura utile, decisamente non umana ma in grado di programmare l’offerta e il rapporto città-campagna. Open source, perchè è uno spreco privatizzare le scoperte. E alla fine, non aiuta gli affari.