L’India: nuova tecno-potenza dell’Asia?

Giuseppe Sacco Il giorno prima del 4 luglio 2026 – ricorrenza del 250º anniversario della fondazione degli Stati Uniti, che ha un po’ distratto l’attenzione internazionale dagli eventi che si sono prodotti nel resto del mondo – si è concluso a New Delhi il 16º India-Japan Annual Summit. Si è concluso con la firma non solo di un accordo di investimenti giapponesi in India, per un totale di 12,5 miliardi di dollari americani, ma anche con 120 intese di cooperazione in molti settori avanzati, in primo luogo quello dell’elettronica. È nato così anche un cosiddetto “corridoio dei semiconduttori”. ...

12 agosto 2026 · 7 minuti · Giuseppe Sacco

A che punto è la Cina dopo dodici anni di potere di Xi Jinping? (I)

Éric Djabiev Una presa di controllo totale del Paese Arrivato al potere nel 2013, Xi Jinping guida uno Stato che, nel giro di trent’anni, è diventato la seconda potenza economica mondiale. I successi economici della Cina popolare risalgono al 1978, quando Deng Xiaoping impose il suo programma di riforme economiche e di apertura al mondo esterno, la politica della «Porta aperta». Durante l’era maoista, l’economia cinese era crollata nel quadro di una pianificazione di tipo stalinista ed estremamente autoritaria. Deng è il padre fondatore della nuova potenza economica cinese. Sotto la sua guida, in trent’anni, la Cina è uscita dal sottosviluppo, sostenuta da una crescita del 10% durante questo periodo. Il modello di crescita si basa, dal 1980, sulle ZES, in numero di cinque. Una ZES si trova sulla fascia costiera perché orientata verso l’esportazione, che è diventata il vero motore dell’economia cinese. Quella di Shenzhen è la più importante. La ZES possiede uno status giuridico derogatorio simile a quello di una zona franca, funzionando sulla base delle regole del libero mercato. Ha lo scopo di attirare gli investitori stranieri e di realizzare joint venture con imprese estere. In cambio del costo molto basso della manodopera, i trasferimenti tecnologici sono obbligatori. Questi ultimi sono essenziali per la crescita della Cina verso produzioni a maggiore valore aggiunto e verso un livello tecnologico più avanzato. È ciò che viene definito «retroingegneria». ...

11 agosto 2026 · 8 minuti · Eric Djabiev
La città di Shenzhen, simbolo della nuova potenza economica della Cina

A che punto è la Cina, dopo dodici anni di potere di Xi Jinping? (II)

Eric Djabiev Cancellare l’affronto di un secolo di umiliazioni Come può il potere cinese conciliare una volontà di potenza e un atteggiamento offensivo nelle relazioni internazionali con il potenziale indebolimento del proprio esercito? Innanzitutto, la volontà di potenza della Cina non è mai stata così forte. Il motore di questa volontà rimane altrettanto potente: cancellare un secolo di umiliazioni coloniali occidentali. Tra parentesi, un importante uomo politico francese, che è tuttavia candidato alle elezioni presidenziali del 2027, ha affermato che la colonizzazione è stata positiva, come aveva dichiarato nel 2012 un presidente francese… ...

11 agosto 2026 · 8 minuti · Eric Djabiev
Il presidente Emomali Rahmon

Geopolitica dell'Asia centrale (VII): Nota sul Tagikistan

Alessandro Giacone Il Tadjikistan viene definito “l’altro tetto del mondo” (dopo il Nepal), perché il 90% del territorio è coperto da montagne. La cima più elevata è il Picco Ismail Samani (7495 m.), ex Picco del comunismo. Contrariamente ai vicini, è un paese ricco di risorse idriche, grazie alla presenza di un migliaio di fiumi. E’ in costruzione la centrale idroelettrica di Rogun nel Pamir: con i suoi 335 m. sarà la più alta del mondo. Nel cantiere sono attive imprese italiane. Il progetto è fortemente avversato dall’Uzbekistan, che teme una diminuzione dei flussi d’acqua sul proprio territorio. ...

19 giugno 2026 · 4 minuti · Alessandro Giacone
Strage di volatili nel mar Caspio

Geopolitica dell'Asia centrale (VI): Il cambiamento climatico e la militarizzazione del Caspio

Giorgio Malfatti Tutto il contesto sopra descritto a volte fa dimenticare che il Mar Caspio non gode affatto di buona salute. Diversi studi hanno dimostrato che il livello delle sue acque potrebbe calare rapidamente a causa del riscaldamento globale: si parla di una discesa che va dai nove ai diciottometri entro la fine di questo secolo. Le temperature stanno aumentando, l’acqua sta evaporando e le precipitazioni stanno diminuendo. Un mix perfetto per un incerto futuro. I principali immissari del Caspio sono i fiumi Volga e Ural, la cui portata è diminuita per le ragioni già presentate. Il resto lo fanno i crescenti prelievi delle nazioni costiere (anche per rimediare alla penuria di acqua potabile in alcune zone) e le numerose dighe costruite dai russi sull’Ural e sul Volga. Ciò si tradurrebbe in una perdita di circa un quarto della sua area con la conseguente scoperta di approssimativamente 93.000km² di terraferma, l’equivalente dell’estensione del Portogallo. Le acque poco profonde nella parte meridionale pullulano di molluschi, crostacei e pesci; d’inverno le foche d’acqua dolce (specie rarissima) allevano i loro cuccioli sul ghiaccio che si forma solo in questa zona del lago. Inoltre, l’esteso sistema fluviale e le vaste zone paludose attraggono diverse varietà di uccelli migratori e forniscono un habitat ideale per una flora e fauna uniche al mondo. La minaccia per questo ecosistema non è soltanto il prosciugamento, ma anche le acque reflue non trattate, la pesca incontrollata e gli scarti della produzione di gas e petrolio: fonti principali, queste ultime, di lavoro e ricchezza per la popolazione costiera. ...

18 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell'Asia centrale (V): La questione del Mar Caspio : mare o lago?

Giorgio Malfatti di Montetretto Il Caspio rappresenta l’unico grande bacino marittimo dell’Asia Centrale. Uno specchio di acqua salata, privo di uno sbocco al mare aperto, in cui gli interessi dei paesi costieri hanno influenzato le trattative sul suo regime giuridico. La questione del Mar Caspio ha acquisito rilevanza a seguito della dissoluzione dell’URSS. Evento che ha moltiplicato i paesi rivieraschi, da due (Iran e Unione Sovietica) a cinque (Iran, Azerbaigian, Russia, Kazakistan e Turkmenistan) e portato susseguentemente alla scoperta di nuovi importanti giacimenti di idrocarburi. La regione che va dal Caucaso all’Asia Centrale è una delle più antiche zone produttrici di petrolio delmondo ed era rimasta, in gran parte, inesplorata fino al crollo dell’Unione Sovietica, che aveva privilegiato le esplorazioni in Siberia. Da quel momento in poi Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan e Uzbekistan sono stati considerati dalle multinazionali petrolifere paesi alternativi alla Russia per approvvigionamenti, e quindi, territori sui quali investire profondamente. ...

17 giugno 2026 · 11 minuti · Giorgio Malfatti

Geopolitica dell'Asia centrale (III): Le fragilità degli “stan”

Giorgio Malfatti di Montetretto La guerra in Ucraina ha evidenziato le debolezze degli “stan” ex sovietici dell’Asia Centrale, che, sebbene già conosciute, sono state accentuate dall’attuale scenario internazionale. La criticità principale e forse la più importante è la mancanza di accesso al mare aperto. Tutti i paesi rientrano nella categoria dei “Land Locked Developing Countries”, ovvero privi di accesso diretto al mare e quindi penalizzati nei flussi commerciali internazionali. Gli economisti sostengono che i paesi in questa situazione perdono il 20% del loro potenziale di sviluppo. Tale condizione risulta poi ulteriormente penalizzante per economie ricche di giacimenti di risorse energetiche, come Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan, poiché per esportare petrolio e gas sono costrette a ricorrere a infrastrutture ereditate dall’epoca sovietica e tutt’ora controllate dalle società energetiche russe. Queste linee di trasporto attraversano Russia e Caucaso settentrionale per giungere al terminale di Novorossisk sul Mar Nero.La ricerca di alternative ha favorito lo sviluppo di collegamenti verso la Cina, sebbene ciò comporti il rischio di una nuova dipendenza da un’altra superpotenza. Un’ulteriore criticità riguarda la marcata dipendenza delle economie dei paesi centroasiatici dalle esportazioni di materie prime e dalle importazioni di beni strumentali e di consumo. Oltre la metà delle esportazioni regionali è costituita da petrolio, gas e minerali, mentre l’importazione di beni manufatturieri e macchinari resta elevata, conseguentemente l’apparato produttivo manufatturiero resta poco sviluppato. Questa struttura economica accentua la vulnerabilità agli shock esterni e alle oscillazioni dei prezzi internazionali. ...

13 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti
Il lago Islanderkoul, in Tagikistan

Geopolitica dell'Asia centrale (I) La nascita dei nuovi stati

Giorgio Malfatti di Montetretto A seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica, il cuore dell’Asia Centrale ha conosciuto una profonda trasformazione geopolitica con la nascita di cinque nuove repubbliche nel 1991, mentre nella vicina area del Caucaso ne emergevano tre. Tale processo ha posto fine a oltre due secoli di dominazione russa e sovietica sulla regione. Sebbene l’indipendenza sia stata proclamata contestualmente, le singole dichiarazioni formali sono avvenute in momenti differenti per mere ragioni di carattere organizzativo. Il Kirghizistan il 31 agosto, l’Uzbekistan il 1° settembre, il Tagikistan il 9settembre, il Turkmenistan il 27 ottobre e, infine, il Kazakhstan il 27 dicembre. ...

10 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti
La valle di Ferghana

Geopolitica dell'Asia centrale (II): La questione della valle di Fergana

Giorgio Malfatti di Montetretto Nonostante la definizione arbitraria dei confini territoriali tracciati a tavolino in epoca sovietica, non vi sono state rivendicazioni in grado di compromettere l’equilibrio regionale, a parte la persistente disputa relativa alla valle di Fergana. Quest’area è politicamente suddivisa politicamente tra Uzbekistan orientale, Kirghizistan occidentale eTagikistan settentrionale e rappresenta un nodo di primaria importanza per i tre paesi coinvolti. Estesa quanto la pianura Padana, la valle di Fergana è riccadi risorse agricole e idriche ed è storicamente collocata lungo le principali rotte terrestri che collegano la Cina con il Caucaso, l’altopiano iranico e le steppe euroasiatiche. Essa costituiva, non a caso, un settore fondamentale dell’antica Via della Seta e un centro strategico per tutti gli imperi che sisono succeduti nella regione. ...

8 giugno 2026 · 4 minuti · Giorgio Malfatti
Il corridoio di Zangezur

Geopolitica dell’Asia centrale (IV): I nuovi corridoi strategici

Giorgio Malfatti di Montetretto L’ingresso dell’Azerbaigian in Asia Centrale In questo contesto si è recentemente inserito unsignificativo sviluppo con l’ingresso dell’Azerbaigian nel gruppo consultivo dei paesi dell’Asia Centrale, trasformando il C5 in C6. Il gruppo ha sinora operato su tematiche quali commercio, politica estera e risoluzione delle controversie. Il nuovo assetto, che coinvolge ora entrambe le sponde del Caspio, rappresenta anche una reazione alle ripercussioni della guerra in Ucraina e alle sanzioni occidentali contro la Russia, che hanno reso necessaria la ricerca di soluzioni logistiche alternative. Grazie alle affinità etnico‑religiose e al comune retaggio sovietico, l’Azerbaigian si inserisce agevolmente nel contesto centrasiatico, dove il Tagikistan rappresenta l’unica eccezione per le sue origini persiane. Il paese partecipa attivamente ai programmi europei di vicinato e partenariato orientale e riveste un ruolo essenziale nei corridoi energetici verso l’Europa. Baku mantiene inoltre rapporti privilegiati con la Turchia e adotta una posizione di equilibrio tra Russia, Stati Uniti, Unione Europea e Cina. La risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh e l’accordo, sul corridoio di Zangezur - fortemente sostenuto da Donald Trump - che collegherà l’Azerbaigian alla Turchia tramite l’Armenia, hanno poi rafforzato il prestigio internazionale del paese, consolidandone il ruolo di attore chiave nella regione. ...

8 giugno 2026 · 5 minuti · Giorgio Malfatti

Afghanistan: il caos calmo

I negoziati di Urumqi tra Afghanistan e Pakistan, ospitati dalla Cina in aprile dopo mesi di tensioni e scontri lungo la frontiera fra i due paesi, non hanno prodotto accordi formali né dichiarazioni di particolare rilievo. Questo apparente nulla di fatto può offrire una lettura parzialmente positiva. In un contesto segnato da raid transfrontalieri e accuse reciproche sul sostegno al terrorismo – culminato, la sera del 16 marzo 2026, in un bombardamento su Kabul che ha colpito un ospedale e causato, secondo le autorità afghane, circa 400 morti e oltre 250 feriti – il silenzio alla conclusione dei colloqui segnala l’intento di evitare una rottura diplomatica, mantenere aperti i canali di comunicazione e rinviare una sintesi politica a fasi successive. ...

20 aprile 2026 · 4 minuti · Francesco Segoni