Foto di famiglia dei partecipanti alla Comunità politica europea

Autonomia strategica europea: il metodo Monnet-Carney

Philippe Ward La diagnosi è stata formulata ormai da quasi due anni. Eppure, nell’estate del 2026, il bilancio si impone con crescente severità: le principali raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi sulla competitività e sull’autonomia dell’Unione europea sono state attuate solo in misura limitata. Se l’analisi era lucida e le proposte strutturali di grande qualità, la loro traduzione sul piano politico e amministrativo si è rivelata il vero punto debole dell’iniziativa. L’Europa sa cosa deve fare, ma non sa come riuscirci all’interno di un quadro istituzionale frammentato. ...

10 luglio 2026 · 6 minuti · Philippe Ward
Melina Mercouri davanti all'Acropoli ad Atene

1985: Melina Mercouri e la nascita delle «Capitali europee della Cultura»

Chloé Maurel Nel giugno del 1985, i ministri della Cultura dei dieci Stati membri della Comunità economica europea adottarono ad Atene un’iniziativa senza precedenti, destinata ad avvicinare i popoli del continente attraverso le arti e il patrimonio culturale. Questo programma, inizialmente denominato «Città europea della Cultura», fu promosso con determinazione da una personalità fuori dal comune: la cantante, attrice e ministra greca della Cultura Melina Mercouri. Quarant’anni più tardi, le «Capitali europee della Cultura» sono divenute uno dei progetti culturali più emblematici dell’Unione europea. Più di sessanta città hanno già ottenuto questo riconoscimento, che ha profondamente trasformato metropoli storiche come Atene, Firenze o Parigi, ma anche città industriali in crisi quali Glasgow, Lille o Liverpool. Dietro questo successo si delinea tuttavia una duplice realtà: da un lato, la democratizzazione della cultura e la rigenerazione urbana; dall’altro, fenomeni di speculazione immobiliare, turismo di massa e, talvolta, marginalizzazione sociale. Che cosa rivela la storia delle Capitali europee della Cultura sulle tensioni permanenti tra l’ideale culturale europeo e la logica economica? In che modo questo programma contribuisce a rafforzare il progetto europeo? ...

6 luglio 2026 · 8 minuti · Chloé Maurel

UK: è morto il premier, viva il premier!

Corradino Mineo È morto il premier, viva il premier! Il Regno Unito impiegherà due mesi a sostituire il dimissionario Starmer con Andy Burnham, 56 anni, a lungo sindaco della Grande Manchester, “uomo del nord” e perciò temuto dalla City, ma anche politico che la lavorato con tre, e diversi, leader laburisti: Tony, Blair, Gordon Brown e Jeremy Corbyn, sospettato di essere uno che la sa raccontare ma resta “camaleonte”. Però la crisi è più profonda, provocata dalla hybris che 10 anni fa ha portato a rompere con l’Unione europea, dal moltiplicarsi di moti razzisti, dall’incertezza della politica estera. ...

24 giugno 2026 · 4 minuti · Corradino Mineo
Fila di camion a Dover

Dopo la Brexit: i giorni del disincanto. Il Regno Unito alla ricerca di un nuovo slancio

Philippe Ward Dieci anni dopo il referendum del 2016 e più di cinque anni dopo l’uscita dal mercato unico, il Regno Unito non assomiglia né alla Global Britain promessa dai sostenitori della Brexit né al campo di rovine previsto dai suoi oppositori più radicali. In questo mese di aprile 2026, il paese attraversa una fase di difficile normalizzazione: un riallineamento pragmatico ma complesso con il blocco europeo, sullo sfondo di un rallentamento economico e di una frammentazione politica. ...

22 giugno 2026 · 6 minuti · Philippe Ward

I risultati dell'ultimo Consiglio europeo. Intervista a Pier-Virgilio Dastoli

Quali sono le tue valutazioni dopo l’ultimo Consiglio europeo informale, la sconfitta di Orbán e il cambiamento di governo in Bulgaria? Gli equilibri politici sono cambiati? Soltanto in parte. Dobbiamo vedere quali priorità politiche porterà avanti Magyar, il nuovo Primo ministro ungherese. E comunque vorrei ricordare che, fino a due anni fa, faceva parte dello stesso partito di Orbán. Alcune cose si sono sbloccate, come il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, poichè è sparito il veto di Orbán. Ci sono però altre questioni sulle quali bisogna capire quale sarà la linea del nuovo governo. Tra l’altro, Orbán non si è presentato all’ultimo Consiglio europeo, mentre Magyar non era ancora ufficialmente nominato: quindi l’Ungheria non era rappresentata, mentre per la Bulgaria, c’erano ancora gli uscenti, in attesa che si facesse il nuovo governo. ...

25 maggio 2026 · 8 minuti · Pier Virgilio Dastoli

Entrare o no nell'euro? La Romania e la ricetta bulgara

Ioan-Victor Popa Novembre 2025: le elezioni presidenziali e legislative in Romania sorprendono l’Europa. L’avanzata dell’estrema destra alle legislative e l’accesso al secondo turno delle presidenziali (poi annullate dalla Corte costituzionale rumena) di un personaggio piuttosto oscuro, dalle idee stravaganti, hanno segnato una rottura profonda e improvvisa con un panorama politico fin lì caratterizzato soprattutto dalla stabilità. Lo status quo definito dall’alleanza tra il Partito socialdemocratico (PSD) e il Partito nazionale liberale (PNL) ha subito allora uno shock inatteso, tanto più che il candidato socialdemocratico, Marcel Ciolacu, non è arrivato al secondo turno, una prima nella storia del partito. Il Parlamento diventa così piuttosto frammentato e la precedente alleanza tra PSD e PNL deve cercare nuovi alleati. ...

28 aprile 2026 · 7 minuti · Ioan-Victor Popa

L’Europa e il petrolio: l’Artico in pericolo ?

Giuseppe Sacco Con insolita spregiudicatezza il Financial Times ha pubblicato in prima pagina un pezzo fondato non su informazioni accertate, com’è la tradizione del quotidiano londinese, ma su rumors, indiscrezioni e fughe di notizie, provenienti da Bruxelles e da Oslo, ma che certo sono state lette con grande interesse a Berlino. Secondo fonti comunitarie, o almeno ad esse vicine, i vertici della Unione Europea starebbero seriamente considerando la possibilità di rinnegare ulteriormente - dopo altre decisioni, sul tipo ad esempio del rinvio della data alla quale non sarà più possibile mettere sul mercato auto con il motore ascoppio - uno dei principali punti che caratterizzano l’attuale visione delmondo, dei suoi problemi, e delle sfide politiche, quale essa è venuta configurandosi negli ultimi cinquant’anni, la sensibilità ambientale. E, nel quadro di una vera e propria svolta, starebbero valutando la convenienza e l’opportunità di lasciar cadere la loro opposizione allo sfruttamento petrolifero della zona artica. ...

27 aprile 2026 · 7 minuti · Giuseppe Sacco

La sconfitta di Orbán: una svolta geopolitica epocale

La sconfitta di Viktor Orbán ha una evidente dimensione geopolitica. Da sedici anni aveva instaurato in Ungheria un modello per l’estrema destra europea e americana. Lo stesso Donald Trump vi si era ispirato. Tale modello, definito “democrazia illiberale”, si stava progressivamente evolvendo verso una forma di regime autoritario. La sua caduta rappresenta quindi anche una nuova sconfitta simbolica per Trump. Il regime di Orbán era diventato profondamente impopolare. Questa impopolarità è particolarmente forte tra gli under 30: il 65% di loro ha votato per il partito di opposizione Tiza e solo il 15% per Orbán. ...

13 aprile 2026 · 4 minuti · Eric Djabiev

A che punto sta la Romania, un anno dopo l’elezione di Nicușor Dan ?

A metà marzo, la Romania ha firmato, insieme a Austria, Croazia, Grecia, Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio, António Costa, chiedendo una revisione urgente delle scadenze fissate dal piano di transizione energetica. Questo tema, apparentemente molto tecnico, riunisce un gruppo di Stati con interessi particolari: alcuni manifestano una chiara ostilità verso le istituzioni europee nella loro configurazione attuale (il caso estremo è quello di Orbán, che fonda la sua campagna elettorale su video generati da intelligenza artificiale in cui l’UE e l’Ucraina sono presentate come nemici pubblici); altri hanno interessi economici diretti, legati alla natura del loro consumo o a progetti infrastrutturali, fortemente incompatibili con le scadenze adottate a livello europeo. ...

5 aprile 2026 · 4 minuti · Raluca Alexandrescu

La Spagna salva l'onore dell'Europa

Il mondo sta scoprendo Pedro Sánchez, il leader socialista spagnolo che guida un governo di coalizione di sinistra. Il suo “no alla guerra” in Iran risuona come un potente segnale di allarme di fronte al pericolo mortale che minaccia il sistema di sicurezza collettiva istituito nel 1945. Le Nazioni Unite — il cui vero significato era quello di “organizzazione di nazioni unite contro il fascismo” — erano state concepite per evitare qualsiasi nuova guerra. Questo “no” è anche un rifiuto netto del trumpismo. Pedro Sánchez è l’unico capo di governo europeo a opporsi frontalmente alla guerra voluta da Donald Trump, rifiutando all’United States Air Force l’uso delle basi americane situate in Andalusia. Al contrario, Francia e Regno Unito hanno concesso all’esercito statunitense l’accesso alle loro basi agli aerei americani che, in violazione del diritto internazionale, bombardano metodicamente l’Iran. Questo rifiuto è tanto più significativo che l’iniziativa bellica di Trump appare del tutto sconsiderata: una guerra contro un paese dalla storia millenaria potrebbe condurre la regione verso il caos generale. Pedro Sánchez si inserisce nella tradizione dei progressisti spagnoli. Il suo “no alla guerra” riflette una profonda cultura politica di rifiuto della guerra nella storia del paese. L’evento fondativo di questa cultura fu il massacro deliberato e sistematico di civili nella piccola città basca di Guernica da parte dell’aviazione fascista nel 1937. Tale bombardamento segnò una una svolta storica: inaugurò una nuova era in cui l’uccisione di massa dei civili divenne uno strumento strategico di pressione. Nel contesto della Guerra civile spagnola — che contrappose democratici e progressisti da un lato all’unione delle forze di destra attorno al generale Francisco Franco, sostenuto dagli stati fascisti — Guernica divenne un simbolo storico di libertà. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev