La firma dell'accordo tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia

La NATO del Golfo e l'evoluzione del Patto Atlantico

Roberto Bertoni C’è una notizia che, nella turbolenta estate appena trascorsa, è passata un po’ sotto silenzio, quando invece si tratta dell’evento geopolitico dell’anno, ed è il patto siglato lo scorso 7 agosto alla Mecca fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. La potenza petrolifera e religiosa per eccellenza (la sede in cui si è svolto l’incontro non è certo casuale), la seconda potenza militare della NATO e un Paese dotato dell’arma atomica, infatti, hanno unito le forze, decretando, di fatto, la fine dell’egemonia americana per quanto riguarda la difesa e la regolazione delle controversie internazionali. Del resto, il trumpismo altro non è che una dottrina isolazionista trasformatasi, nel corso del secondo mandato, in un regolatore del traffico privo di strategia o, peggio ancora, animato unicamente dagli interessi personali ed economici del suo dominus. Ciò che manca all’America contemporanea, dunque, non è neanche la volontà di esercitare un ruolo nel mondo, ma la capacità di farlo, stretta com’è fra la dottrina di Bannon, ispirata all’America First e al paleoconservatorismo degli anni Venti cui si rifà il suo ispiratore, il blando interventismo di Vance, il “bifolco” divenuto vicepresidente con palesi aspirazioni presidenziali, e l’interventismo di Rubio, il segretario di Stato di origini cubane che dei tre è il più simile alla vecchia dottrina del GOP di Reagan e dei Bush, oggi tuttavia soppiantata dal nuovo corso MAGA. ...

28 settembre 2026 · 6 minuti · Roberto Bertoni

Un passo indietro prima della trappola

Come c’era da aspettarsi appena un’ora prima della scadenza fissata da Trump per “scatenare l’Inferno”, gli USA hanno annunciato una nuova tregua con l’Iran. Evento facile da prevedere, data la congiuntura internazionale in cui una posizione assai rilevante è tenuta da un Presidente-pagliaccio, la cui vera vocazione è quella dello speculatore in grado di trarre profitto personale da brusche evoluzioni di borsa. Ed evoluzioni anch’esse facili da prevedere, dato che egli stesso può provocarle, in virtù del ruolo politico cui gli Americani lo hanno incautamente eletto. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

La Siria post Assad sotto la guida di al-Julani tra instabilità e ricostruzione

La caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, ha segnato una svolta nella storia recente della Siria, aprendo una fase segnata da profonda incertezza ma anche da possibili cambiamenti. In questo nuovo scenario, Abu Mohammad al-Julani, oggi noto come Ahmed al-Sharaa, è emerso come figura centrale nel processo di transizione del Paese. Il suo percorso segna un’importante evoluzione, non solo a livello personale, ma anche per la più ampia dinamica politica siriana, caratterizzata dal passaggio da un approccio insurrezionale a una struttura di governance ancora in fase di definizione. Comprendere il ruolo attuale di al-Sharaa richiede quindi di ricostruire il percorso che ha intrapreso per consolidare il suo potere durante la guerra in Siria. In questo processo, al-Sharaa non solo ha rafforzato la sua autorità, ma ha anche trasformato gradualmente la natura di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), l’organizzazione che guida. ...

6 aprile 2026 · 9 minuti · Valentina Cannito

Il ritorno dei Pahlavi: una buona idea per l’unità dell’Iran?

L’Iran è un insieme politico in cui la dimensione etno-confessionale è essenziale. La tradizione millenaria dell’impero persiano si basava sulla tolleranza verso tutte le minoranze. Il più potente imperatore persiano, Dario I, si presentava come «il re del paese di tutte le etnie». Questa frase è incisa sulla sua tomba a Susa (Shush), nel 486 a.C. Questa tradizione di tolleranza fu interrotta nel 1928 a favore di un sistema ipercentralizzato di repressione delle minoranze. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev