
La NATO del Golfo e l'evoluzione del Patto Atlantico
Roberto Bertoni C’è una notizia che, nella turbolenta estate appena trascorsa, è passata un po’ sotto silenzio, quando invece si tratta dell’evento geopolitico dell’anno, ed è il patto siglato lo scorso 7 agosto alla Mecca fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. La potenza petrolifera e religiosa per eccellenza (la sede in cui si è svolto l’incontro non è certo casuale), la seconda potenza militare della NATO e un Paese dotato dell’arma atomica, infatti, hanno unito le forze, decretando, di fatto, la fine dell’egemonia americana per quanto riguarda la difesa e la regolazione delle controversie internazionali. Del resto, il trumpismo altro non è che una dottrina isolazionista trasformatasi, nel corso del secondo mandato, in un regolatore del traffico privo di strategia o, peggio ancora, animato unicamente dagli interessi personali ed economici del suo dominus. Ciò che manca all’America contemporanea, dunque, non è neanche la volontà di esercitare un ruolo nel mondo, ma la capacità di farlo, stretta com’è fra la dottrina di Bannon, ispirata all’America First e al paleoconservatorismo degli anni Venti cui si rifà il suo ispiratore, il blando interventismo di Vance, il “bifolco” divenuto vicepresidente con palesi aspirazioni presidenziali, e l’interventismo di Rubio, il segretario di Stato di origini cubane che dei tre è il più simile alla vecchia dottrina del GOP di Reagan e dei Bush, oggi tuttavia soppiantata dal nuovo corso MAGA. ...


