Il Nagorno-Karabakh, l'isola che non c'è

Maurizio Donini La disgregazione dell’Unione Sovietica causò tutta una serie di pulsioni autonomiste e indipendentiste che hanno portato alla nascita di nuovi Stati, spesso a seguito di guerre sanguinose. Ci sono poi quelle entità che vengono definite “conflitti congelati”, ovvero contenziosi con scontri armati che restano irrisolti e periodicamente tornano a galla. Per quasi trent’anni, il Nagorno-Karabakh è stato l’archetipo di questo limbo. Quando me ne occupai nel 2020, la guerra si era riaccesa violentemente: la deflagrazione avvenuta tra settembre e ottobre di quell’anno si concluse con un bilancio drammatico di circa 5.000 morti e 30.000 sfollati. In quel momento, l’Europa si mostrò colpevolmente assente, paralizzata dall’emergenza Covid e dimentica del resto del mondo, mentre gli Stati Uniti apparivano intrappolati nella morsa dell’isolazionismo della presidenza Trump e distratti dalle elezioni interne. Il vuoto occidentale fu prontamente riempito da Vladimir Putin, che impose un piano di pace firmato a Mosca e presidiato dal dispiegamento di 2.000 soldati russi. Allora, l’opinione comune era che difficilmente il Cremlino avrebbe richiamato quelle truppe nei propri confini allo scadere dei cinque anni pattuiti. ...

11 luglio 2026 · 7 minuti · Maurizio Donini

Un passo indietro prima della trappola

Come c’era da aspettarsi appena un’ora prima della scadenza fissata da Trump per “scatenare l’Inferno”, gli USA hanno annunciato una nuova tregua con l’Iran. Evento facile da prevedere, data la congiuntura internazionale in cui una posizione assai rilevante è tenuta da un Presidente-pagliaccio, la cui vera vocazione è quella dello speculatore in grado di trarre profitto personale da brusche evoluzioni di borsa. Ed evoluzioni anch’esse facili da prevedere, dato che egli stesso può provocarle, in virtù del ruolo politico cui gli Americani lo hanno incautamente eletto. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

La Siria post Assad sotto la guida di al-Julani tra instabilità e ricostruzione

La caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, ha segnato una svolta nella storia recente della Siria, aprendo una fase segnata da profonda incertezza ma anche da possibili cambiamenti. In questo nuovo scenario, Abu Mohammad al-Julani, oggi noto come Ahmed al-Sharaa, è emerso come figura centrale nel processo di transizione del Paese. Il suo percorso segna un’importante evoluzione, non solo a livello personale, ma anche per la più ampia dinamica politica siriana, caratterizzata dal passaggio da un approccio insurrezionale a una struttura di governance ancora in fase di definizione. Comprendere il ruolo attuale di al-Sharaa richiede quindi di ricostruire il percorso che ha intrapreso per consolidare il suo potere durante la guerra in Siria. In questo processo, al-Sharaa non solo ha rafforzato la sua autorità, ma ha anche trasformato gradualmente la natura di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), l’organizzazione che guida. ...

6 aprile 2026 · 9 minuti · Valentina Cannito

Il ritorno dei Pahlavi: una buona idea per l’unità dell’Iran?

L’Iran è un insieme politico in cui la dimensione etno-confessionale è essenziale. La tradizione millenaria dell’impero persiano si basava sulla tolleranza verso tutte le minoranze. Il più potente imperatore persiano, Dario I, si presentava come «il re del paese di tutte le etnie». Questa frase è incisa sulla sua tomba a Susa (Shush), nel 486 a.C. Questa tradizione di tolleranza fu interrotta nel 1928 a favore di un sistema ipercentralizzato di repressione delle minoranze. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev