Un altro sguardo sul conflitto russo-ucraino

Pascal Boniface I commenti sulla guerra in Ucraina sono stati più spesso emotivi che razionali. È difficile condividere le versioni russe, che considerano questa «operazione militare speciale» giustificata da un’aggressione ucraina e/o della NATO, e le attribuiscono l’intento di «denazificare» l’Ucraina. Nel diritto internazionale non esiste la legittima difesa preventiva ed è proprio la Russia ad aver deciso di aggredire militarmente l’Ucraina, violando la Carta delle Nazioni Unite (di cui eppure è membro del Consiglio di Sicurezza) e quello stesso diritto internazionale che a parole dichiara di voler rispettare. Questa guerra, di cui Vladimir Putin non pronuncia il nome (cosa che in Russia può portare al carcere), è stata accompagnata da numerosi crimini di guerra e crimini contro l’umanità: prendere di mira civili, abitazioni, ospedali, scuole e centrali elettriche, infrastrutture civili, è severamente vietato dal diritto internazionale. ...

4 ottobre 2026 · 8 minuti · Pascal Boniface
La fortezza di Gunib, nel Daghestan

E se parlassimo del Daghestan?

Giorgio Malfatti di Montetretto Nel progressivo avvicinamento tra Russia e Iran, il Daghestan emerge come uno snodo di crescente rilievo strategico. Repubblica della Federazione Russa affacciata sul Mar Caspio, a maggioranza musulmana sunnita ma con una minoranza sciita significativa sul piano politico-religioso (circa il 5%), la regione combina fragilità interna e valore geopolitico. Per Mosca rappresenta una periferia da controllare e, al tempo stesso, una piattaforma di collegamento verso l’Iran, il Caucaso meridionale e l’Asia centrale. In un contesto segnato dalle sanzioni occidentali e dalla guerra in Ucraina, il suo peso supera ormai la dimensione locale. ...

24 settembre 2026 · 5 minuti · Giorgio Malfatti

Georgia On My Mind (III): La situazione oggi

Maurizio Donini La situazione odierna: occupazione perenne, borderisation e il presidio EUMM All’indomani dell’accordo di cessate il fuoco mediato dall’allora presidente francese Nicolas Sarkozy per conto dell’UE, la Russia ritirò le proprie truppe d’invasione dalle aree incontestate della Georgia, ma procedette al riconoscimento unilaterale dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud (26 agosto 2008). Mosca trasformò le precedenti forze di interposizione in basi militari permanenti dell’esercito russo (la 4ª e la 7ª Base Militare), schierando migliaia di effettivi e unità della guardia di frontiera del Servizio Federale di Sicurezza (FSB) lungo le Linee di confine amministrativo (ABL). Per questo motivo, la legislazione di Tbilisi (Law on Occupied Territories del 2008) e il diritto internazionale qualificano inequivocabilmente entrambe le regioni come territori georgiani temporaneamente occupati dalla Federazione Russa. ...

17 settembre 2026 · 5 minuti · Maurizio Donini
Abkhazia e Ossezia del Sud

Georgia On My Mind (II): Il casus belli di Abkhazia e Ossezia del Sud

Maurizio Donini Il casus belli di Abkhazia e Ossezia del Sud Nel marasma della dissoluzione dell’Unione Sovietica e della nascita della Repubblica di Georgia, lo status delle regioni autonome ereditate dall’ordinamento sovietico degenerò rapidamente: l’Oblast’ Autonoma dell’Ossezia del Sud e la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma (RSSA) di Abkhazia si sollevarono in sanguinose guerre separatiste per staccarsi da Tbilisi, mentre l’altra repubblica autonoma, l’Agiaria, si trasformò in un feudo locale de facto sottratto all’autorità centrale fino alla pacifica reintegrazione del 2004. In virtù del principio dell’uti possidetis iuris, tuttavia, sia l’Abkhazia sia l’Ossezia del Sud costituivano parte integrante e inalienabile del territorio sovrano della Georgia. ...

15 settembre 2026 · 6 minuti · Maurizio Donini

Georgia on My Mind (I): Dall'indipendenza alla guerra del 2008

Maurizio Donini Alla vigilia del crollo dell’Unione Sovietica, la Georgia era ancora una Repubblica Socialista Sovietica (RSS) formalmente federata all’URSS, ma sempre più insofferente verso il controllo centrale di Mosca. La frattura definitiva deflagrò con il trauma del 9 aprile 1989, quando a Tbilisi le truppe speciali dell’esercito sovietico repressero nel sangue una manifestazione pacifica pro-indipendenza (21 morti, tra cui molte donne, uccise a colpi di badili da trincea e intossicate da gas asfissianti). L’eccidio recise ogni legame psicologico con Mosca, accelerò la spinta nazionalista e aprì la strada al referendum e alla dichiarazione di piena indipendenza del 9 aprile 1991. ...

12 settembre 2026 · 9 minuti · Maurizio Donini

Il Nagorno-Karabakh, l'isola che non c'è

Maurizio Donini La disgregazione dell’Unione Sovietica causò tutta una serie di pulsioni autonomiste e indipendentiste che hanno portato alla nascita di nuovi Stati, spesso a seguito di guerre sanguinose. Ci sono poi quelle entità che vengono definite “conflitti congelati”, ovvero contenziosi con scontri armati che restano irrisolti e periodicamente tornano a galla. Per quasi trent’anni, il Nagorno-Karabakh è stato l’archetipo di questo limbo. Quando me ne occupai nel 2020, la guerra si era riaccesa violentemente: la deflagrazione avvenuta tra settembre e ottobre di quell’anno si concluse con un bilancio drammatico di circa 5.000 morti e 30.000 sfollati. In quel momento, l’Europa si mostrò colpevolmente assente, paralizzata dall’emergenza Covid e dimentica del resto del mondo, mentre gli Stati Uniti apparivano intrappolati nella morsa dell’isolazionismo della presidenza Trump e distratti dalle elezioni interne. Il vuoto occidentale fu prontamente riempito da Vladimir Putin, che impose un piano di pace firmato a Mosca e presidiato dal dispiegamento di 2.000 soldati russi. Allora, l’opinione comune era che difficilmente il Cremlino avrebbe richiamato quelle truppe nei propri confini allo scadere dei cinque anni pattuiti. ...

11 luglio 2026 · 7 minuti · Maurizio Donini
Il 70º Segretario di Stato degli Stati Uniti ed ex direttore della CIA, Mike Pompeo, intervistato dal deputato Oleksii Honcharenko al Black Sea Security Forum, presso il Teatro dell’Opera di Odessa. @GrégoryHerpe

Ucraina: Lo stallo dei negoziati

Grégory Herpe Ciò che Witkoff e Kushner sono venuti a cercare La pace, se così la si può chiamare, ha assunto negli ultimi mesi un volto piuttosto improbabile. Steve Witkoff, promotore immobiliare newyorkese riciclato come emissario di Trump per il Medio Oriente e poi per l’Ucraina. Jared Kushner, suo genero. I due uomini hanno finito per soppiantare Keith Kellogg – l’inviato speciale ufficiale per l’Ucraina, generale in pensione e uomo del dossier fin dall’inizio – al punto che Kellogg si è dimesso dopo aver scoperto di essere stato messo da parte senza che nessuno glielo dicesse apertamente. Roba da non credere. ...

4 luglio 2026 · 4 minuti · Grégory Herpe

Nota sull'Ucraina

Jacques de Larosière Il minimo che si possa dire è che la situazione politica ed etnica dell’Ucraina è complessa. Ciò che è certo è che nell’ovest del Paese prevalgono nettamente gli abitanti la cui lingua madre è l’ucraino; fu questa popolazione ad animare le manifestazioni di Maidan, nella piazza di Kiev, contro la corruzione e contro la Russia, dove i movimenti di estrema destra – e, in misura marginale, i gruppi neonazisti – finirono per imporsi nel rovesciare il presidente Janukovyč, democraticamente eletto, il quale era sì favorevole a una collaborazione con Mosca, ma non ne era affatto un vassallo. ...

2 luglio 2026 · 4 minuti · Jacques de Larosière
Une scuola materna bombardata da tre droni russi. Kharkiv. ©GrégoryHerpe

Ucraina: la vita sotto terra

Grégory Herpe Nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2026, ho guardato il cielo di Kyiv. Le sirene erano suonate poco dopo mezzanotte. Ero nella camera del mio hotel a lavorare sulle foto che avevo scattato durante il giorno, e sono uscito sulla terrazza: l’istinto di non perdermi ciò che le mura di un appartamento avrebbero nascosto. Il cielo sembrava trafitto dalle scie luminose dei missili che cadevano, rossastri come lampi di fuoco. Poi i boati sordi in lontananza, le esplosioni più vicine di cui si sentiva il soffio nella gabbia toracica ancor prima di sentirle davvero. Come se onde d’urto ci trapassassero da ogni parte. Le batterie antiaeree che crepitavano a raffiche. Poi i droni – piccoli punti rapidi, che ronzavano discretamente, prima dell’incendio totale del cielo, della città. ...

29 giugno 2026 · 6 minuti · Grégory Herpe