Leone XIV, un anno dopo

Roberto Bertoni Ciò che sfugge a Donald Trump è che con uno come Leone XIV alzare i decibel, fino a lasciarsi andare a dichiarazioni da TSO, serve a poco. Questo mite agostiniano, infatti, a differenza di Francesco, non è un tipo da trincea o da prima linea, non compie gesti eclatanti, non possiede, forse, la stessa profezia del predecessore e non rilascia, almeno per ora, interviste a “Che tempo che fa”; fatto sta che le poche volte che parla, lo fa in modo netto e circostanziato, raccogliendo consensi unanimi in ogni angolo del mondo. E così, se Francesco è stato un papa che abbiamo amato quasi alla follia, se non altro per il suo coraggio, la sua determinazione e il suo essere portatore del messaggio universale del Vangelo, Leone ne è la versione moderata ma non per questo meno efficace. ...

6 maggio 2026 · 6 minuti · Roberto Bertoni
Fila di camion a Dover

Dopo la Brexit: i giorni del disincanto. Il Regno Unito alla ricerca di un nuovo slancio

Philippe Ward Dieci anni dopo il referendum del 2016 e più di cinque anni dopo l’uscita dal mercato unico, il Regno Unito non assomiglia né alla Global Britain promessa dai sostenitori della Brexit né al campo di rovine previsto dai suoi oppositori più radicali. In questo mese di aprile 2026, il paese attraversa una fase di difficile normalizzazione: un riallineamento pragmatico ma complesso con il blocco europeo, sullo sfondo di un rallentamento economico e di una frammentazione politica. ...

29 aprile 2026 · 6 minuti · Philippe Ward

Entrare o no nell'euro? La Romania e la ricetta bulgara

Ioan-Victor Popa Novembre 2025: le elezioni presidenziali e legislative in Romania sorprendono l’Europa. L’avanzata dell’estrema destra alle legislative e l’accesso al secondo turno delle presidenziali (poi annullate dalla Corte costituzionale rumena) di un personaggio piuttosto oscuro, dalle idee stravaganti, hanno segnato una rottura profonda e improvvisa con un panorama politico fin lì caratterizzato soprattutto dalla stabilità. Lo status quo definito dall’alleanza tra il Partito socialdemocratico (PSD) e il Partito nazionale liberale (PNL) ha subito allora uno shock inatteso, tanto più che il candidato socialdemocratico, Marcel Ciolacu, non è arrivato al secondo turno, una prima nella storia del partito. Il Parlamento diventa così piuttosto frammentato e la precedente alleanza tra PSD e PNL deve cercare nuovi alleati. ...

28 aprile 2026 · 7 minuti · Ioan-Victor Popa

L’Europa e il petrolio: l’Artico in pericolo ?

Giuseppe Sacco Con insolita spregiudicatezza il Financial Times ha pubblicato in prima pagina un pezzo fondato non su informazioni accertate, com’è la tradizione del quotidiano londinese, ma su rumors, indiscrezioni e fughe di notizie, provenienti da Bruxelles e da Oslo, ma che certo sono state lette con grande interesse a Berlino. Secondo fonti comunitarie, o almeno ad esse vicine, i vertici della Unione Europea starebbero seriamente considerando la possibilità di rinnegare ulteriormente - dopo altre decisioni, sul tipo ad esempio del rinvio della data alla quale non sarà più possibile mettere sul mercato auto con il motore ascoppio - uno dei principali punti che caratterizzano l’attuale visione delmondo, dei suoi problemi, e delle sfide politiche, quale essa è venuta configurandosi negli ultimi cinquant’anni, la sensibilità ambientale. E, nel quadro di una vera e propria svolta, starebbero valutando la convenienza e l’opportunità di lasciar cadere la loro opposizione allo sfruttamento petrolifero della zona artica. ...

27 aprile 2026 · 7 minuti · Giuseppe Sacco

Il lascito di Francesco che é morto combattendo

Contrariamente alle speranze di quelli che spargevano voci sulle sue possibili dimissioni, Papa Francesco è morto combattendo. Come ci si poteva aspettare da un uomo come lui che, fermo nelle sue convinzioni in difesa del bene comune, della giustizia e degli ultimi della Terra, non aveva paura di nulla e di nessuno. E’ infatti difficile non vedere il suo ultimo bagno di folla – una sortita pubblica che i medici gli avevano sconsigliata – come un gesto volontario. Un gesto compiuto nella piena consapevolezza di essere in punto di morte; e compiuto per offrire un dono estremo al popolo dei fedeli e un lascito all’umanità tutta intera. A quegli “altri” cui, come ha detto il Dalai Lama, egli si è completamente dedicato in tutta la sua vita. E cui ha lasciato – nell’ultimo discorso loro rivolto, che non ha però avuto la forza fisica di leggere personalmente – l’insegnamento a perseguire sempre, nel loro impegno politico-sociale, “la libertà di pensiero e di espressione”. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

La sconfitta di Orbán: una svolta geopolitica epocale

La sconfitta di Viktor Orbán ha una evidente dimensione geopolitica. Da sedici anni aveva instaurato in Ungheria un modello per l’estrema destra europea e americana. Lo stesso Donald Trump vi si era ispirato. Tale modello, definito “democrazia illiberale”, si stava progressivamente evolvendo verso una forma di regime autoritario. La sua caduta rappresenta quindi anche una nuova sconfitta simbolica per Trump. Il regime di Orbán era diventato profondamente impopolare. Questa impopolarità è particolarmente forte tra gli under 30: il 65% di loro ha votato per il partito di opposizione Tiza e solo il 15% per Orbán. ...

13 aprile 2026 · 4 minuti · Eric Djabiev

A che punto sta la Romania, un anno dopo l’elezione di Nicușor Dan ?

A metà marzo, la Romania ha firmato, insieme a Austria, Croazia, Grecia, Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio, António Costa, chiedendo una revisione urgente delle scadenze fissate dal piano di transizione energetica. Questo tema, apparentemente molto tecnico, riunisce un gruppo di Stati con interessi particolari: alcuni manifestano una chiara ostilità verso le istituzioni europee nella loro configurazione attuale (il caso estremo è quello di Orbán, che fonda la sua campagna elettorale su video generati da intelligenza artificiale in cui l’UE e l’Ucraina sono presentate come nemici pubblici); altri hanno interessi economici diretti, legati alla natura del loro consumo o a progetti infrastrutturali, fortemente incompatibili con le scadenze adottate a livello europeo. ...

5 aprile 2026 · 4 minuti · Raluca Alexandrescu