Papa Leone, un nuovo Francesco?

Giuseppe Sacco Nella storia della Chiesa cattolica, ad oggi si sono succeduti 266 Pontefici. Di questi, 217 – quattro su cinque – sono nati nell’odierna Repubblica Italiana. In particolare, tutti i Papi nei 455 anni compresi tra il pontificato di Adriano VI (1522–1523), originario dei Paesi Bassi, e quello del polacco Giovanni Paolo II (1978–2005), erano italiani. Ma come si spiega questa straordinaria predominanza nell’istituzione più universale della storia dell’umanità? ...

6 maggio 2026 · 9 minuti · Giuseppe Sacco
La presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan

La rivolta della GenZ contro il partito eterno della Tanzania

Gaia Marchi Le elezioni del 29 ottobre 2025 hanno segnato un punto di rottura nella storia della Tanzania: il Chama cha Mapinduzi (CCM, Partito della Rivoluzione) ha trionfato ottenendo il 98% dei consensi. Viene così rieletta la presidente Samia Suluhu Hassan, donna musulmana originaria di Zanzibar. Hassan aveva già ricoperto il ruolo a seguito della scomparsa dell’ex presidente John Magufuli, avvenuta durante la pandemia di Covid-19, e viene ora riconfermata dal voto popolare. La presidente necessitava di una vittoria eclatante per ricompattare il CCM, al cui interno non tutti erano concordi nel sostenerla. ...

28 aprile 2026 · 5 minuti · Gaia Marchi

Il lascito di Francesco che é morto combattendo

Contrariamente alle speranze di quelli che spargevano voci sulle sue possibili dimissioni, Papa Francesco è morto combattendo. Come ci si poteva aspettare da un uomo come lui che, fermo nelle sue convinzioni in difesa del bene comune, della giustizia e degli ultimi della Terra, non aveva paura di nulla e di nessuno. E’ infatti difficile non vedere il suo ultimo bagno di folla – una sortita pubblica che i medici gli avevano sconsigliata – come un gesto volontario. Un gesto compiuto nella piena consapevolezza di essere in punto di morte; e compiuto per offrire un dono estremo al popolo dei fedeli e un lascito all’umanità tutta intera. A quegli “altri” cui, come ha detto il Dalai Lama, egli si è completamente dedicato in tutta la sua vita. E cui ha lasciato – nell’ultimo discorso loro rivolto, che non ha però avuto la forza fisica di leggere personalmente – l’insegnamento a perseguire sempre, nel loro impegno politico-sociale, “la libertà di pensiero e di espressione”. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

La sconfitta di Orbán: una svolta geopolitica epocale

La sconfitta di Viktor Orbán ha una evidente dimensione geopolitica. Da sedici anni aveva instaurato in Ungheria un modello per l’estrema destra europea e americana. Lo stesso Donald Trump vi si era ispirato. Tale modello, definito “democrazia illiberale”, si stava progressivamente evolvendo verso una forma di regime autoritario. La sua caduta rappresenta quindi anche una nuova sconfitta simbolica per Trump. Il regime di Orbán era diventato profondamente impopolare. Questa impopolarità è particolarmente forte tra gli under 30: il 65% di loro ha votato per il partito di opposizione Tiza e solo il 15% per Orbán. ...

13 aprile 2026 · 4 minuti · Eric Djabiev

Un passo indietro prima della trappola

Come c’era da aspettarsi appena un’ora prima della scadenza fissata da Trump per “scatenare l’Inferno”, gli USA hanno annunciato una nuova tregua con l’Iran. Evento facile da prevedere, data la congiuntura internazionale in cui una posizione assai rilevante è tenuta da un Presidente-pagliaccio, la cui vera vocazione è quella dello speculatore in grado di trarre profitto personale da brusche evoluzioni di borsa. Ed evoluzioni anch’esse facili da prevedere, dato che egli stesso può provocarle, in virtù del ruolo politico cui gli Americani lo hanno incautamente eletto. ...

13 aprile 2026 · 5 minuti · Giuseppe Sacco

A che punto sta la Romania, un anno dopo l’elezione di Nicușor Dan ?

A metà marzo, la Romania ha firmato, insieme a Austria, Croazia, Grecia, Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio, António Costa, chiedendo una revisione urgente delle scadenze fissate dal piano di transizione energetica. Questo tema, apparentemente molto tecnico, riunisce un gruppo di Stati con interessi particolari: alcuni manifestano una chiara ostilità verso le istituzioni europee nella loro configurazione attuale (il caso estremo è quello di Orbán, che fonda la sua campagna elettorale su video generati da intelligenza artificiale in cui l’UE e l’Ucraina sono presentate come nemici pubblici); altri hanno interessi economici diretti, legati alla natura del loro consumo o a progetti infrastrutturali, fortemente incompatibili con le scadenze adottate a livello europeo. ...

5 aprile 2026 · 4 minuti · Raluca Alexandrescu

L'ONU difende il "diritto all'acqua"

Nel marzo 2023, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua ha riunito numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’ONU, di ONG e di aziende, per un totale di 10.000 persone, a New York, e, di fronte all’urgenza di garantire meglio il diritto degli esseri umani all’acqua, ha auspicato la nomina di un «inviato speciale dell’ONU per l’acqua», per far rispettare più efficacemente questo diritto. Questo imperativo si basa sulla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU adottata il 28 luglio 2010, che riconosce per la prima volta «il diritto all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri e puliti come un diritto umano essenziale per la piena godibilità della vita e per l’esercizio di tutti i diritti umani». ...

5 aprile 2026 · 8 minuti · Chloé Maurel

Detrumpizzare l'Europa

Ora che alla Casa Bianca siede un personaggio che definire discutibile significa usare un eufemismo, in molti cominciano a rendersi conto di un elemento geo-politico che ai più è sfuggito per oltre un trentennio: gli interessi europei e quelli americani non coincidono. Non hanno mai coinciso, a dire il vero: basti pensare alle ragioni profonde della Rivoluzione grazie alla quale le tredici colonie si emanciparono dalla madrepatria inglese nel 1776, esattamente duecentocinquant’anni fa. “No taxation without representation” era lo slogan: nessuna tassa senza rappresentanza. E per rendere palese il proprio sdegno, gettarono a mare un carico di tè (il movimento ultra-conservatore del TEA Party, che oggi esprime il segretario di Stato Marco Rubio, prende il nome da lì), onore e vanto della corona britannica. ...

30 marzo 2026 · 8 minuti · Roberto Bertoni

La Spagna salva l'onore dell'Europa

Il mondo sta scoprendo Pedro Sánchez, il leader socialista spagnolo che guida un governo di coalizione di sinistra. Il suo “no alla guerra” in Iran risuona come un potente segnale di allarme di fronte al pericolo mortale che minaccia il sistema di sicurezza collettiva istituito nel 1945. Le Nazioni Unite — il cui vero significato era quello di “organizzazione di nazioni unite contro il fascismo” — erano state concepite per evitare qualsiasi nuova guerra. Questo “no” è anche un rifiuto netto del trumpismo. Pedro Sánchez è l’unico capo di governo europeo a opporsi frontalmente alla guerra voluta da Donald Trump, rifiutando all’United States Air Force l’uso delle basi americane situate in Andalusia. Al contrario, Francia e Regno Unito hanno concesso all’esercito statunitense l’accesso alle loro basi agli aerei americani che, in violazione del diritto internazionale, bombardano metodicamente l’Iran. Questo rifiuto è tanto più significativo che l’iniziativa bellica di Trump appare del tutto sconsiderata: una guerra contro un paese dalla storia millenaria potrebbe condurre la regione verso il caos generale. Pedro Sánchez si inserisce nella tradizione dei progressisti spagnoli. Il suo “no alla guerra” riflette una profonda cultura politica di rifiuto della guerra nella storia del paese. L’evento fondativo di questa cultura fu il massacro deliberato e sistematico di civili nella piccola città basca di Guernica da parte dell’aviazione fascista nel 1937. Tale bombardamento segnò una una svolta storica: inaugurò una nuova era in cui l’uccisione di massa dei civili divenne uno strumento strategico di pressione. Nel contesto della Guerra civile spagnola — che contrappose democratici e progressisti da un lato all’unione delle forze di destra attorno al generale Francisco Franco, sostenuto dagli stati fascisti — Guernica divenne un simbolo storico di libertà. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev