La sconfitta di Orbán: una svolta geopolitica epocale

La sconfitta di Viktor Orbán ha una evidente dimensione geopolitica. Da sedici anni aveva instaurato in Ungheria un modello per l’estrema destra europea e americana. Lo stesso Donald Trump vi si era ispirato. Tale modello, definito “democrazia illiberale”, si stava progressivamente evolvendo verso una forma di regime autoritario. La sua caduta rappresenta quindi anche una nuova sconfitta simbolica per Trump. Il regime di Orbán era diventato profondamente impopolare. Questa impopolarità è particolarmente forte tra gli under 30: il 65% di loro ha votato per il partito di opposizione Tiza e solo il 15% per Orbán. ...

13 aprile 2026 · 4 minuti · Eric Djabiev

La Siria post Assad sotto la guida di al-Julani tra instabilità e ricostruzione

La caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, ha segnato una svolta nella storia recente della Siria, aprendo una fase segnata da profonda incertezza ma anche da possibili cambiamenti. In questo nuovo scenario, Abu Mohammad al-Julani, oggi noto come Ahmed al-Sharaa, è emerso come figura centrale nel processo di transizione del Paese. Il suo percorso segna un’importante evoluzione, non solo a livello personale, ma anche per la più ampia dinamica politica siriana, caratterizzata dal passaggio da un approccio insurrezionale a una struttura di governance ancora in fase di definizione. Comprendere il ruolo attuale di al-Sharaa richiede quindi di ricostruire il percorso che ha intrapreso per consolidare il suo potere durante la guerra in Siria. In questo processo, al-Sharaa non solo ha rafforzato la sua autorità, ma ha anche trasformato gradualmente la natura di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), l’organizzazione che guida. ...

6 aprile 2026 · 9 minuti · Valentina Cannito

A che punto è la Romania, 11 mesi dopo l’élezione di Nicușor Dan ? »

A metà marzo, la Romania ha firmato, insieme a Austria, Croazia, Grecia, Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio, António Costa, chiedendo una revisione urgente delle scadenze fissate dal piano di transizione energetica. Questo tema, apparentemente molto tecnico, riunisce un gruppo di Stati con interessi particolari: alcuni manifestano una chiara ostilità verso le istituzioni europee nella loro configurazione attuale (il caso estremo è quello di Orbán, che fonda la sua campagna elettorale su video generati da intelligenza artificiale in cui l’UE e l’Ucraina sono presentate come nemici pubblici); altri hanno interessi economici diretti, legati alla natura del loro consumo o a progetti infrastrutturali, fortemente incompatibili con le scadenze adottate a livello europeo. ...

5 aprile 2026 · 4 minuti · Raluca Alexandrescu

Internazionalizzare l'Amazzonia?

Allo stesso modo in cui, nel 1947-48, l’ONU aveva elaborato il progetto di fare di Gerusalemme una «città internazionale», nel corso dei decenni, un po’ ovunque, si sono levate voci per chiedere un’internazionalizzazione della foresta amazzonica, la più vasta estensione di foresta primaria del mondo. Alcuni ritengono infatti che la foresta amazzonica, fonte di acqua e ossigeno e straordinario serbatoio di biodiversità, dovrebbe appartenere a tutti, come bene pubblico dell’umanità. Un’idea che richiama in parte il concetto della terra nutrice, la Pacha Mama, dei popoli andini. ...

5 aprile 2026 · 7 minuti · Chloé Maurel

L'ONU difende il "diritto all'acqua"

Nel marzo 2023, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua ha riunito numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’ONU, di ONG e di aziende, per un totale di 10.000 persone, a New York, e, di fronte all’urgenza di garantire meglio il diritto degli esseri umani all’acqua, ha auspicato la nomina di un «inviato speciale dell’ONU per l’acqua», per far rispettare più efficacemente questo diritto. Questo imperativo si basa sulla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU adottata il 28 luglio 2010, che riconosce per la prima volta «il diritto all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri e puliti come un diritto umano essenziale per la piena godibilità della vita e per l’esercizio di tutti i diritti umani». ...

5 aprile 2026 · 8 minuti · Chloé Maurel

Usa-Europa, storia di un’alleanza ostile

I governi europei – e i media accodati – continuano a reagire alla “Strategia di sicurezza nazionale” di Donald Trump come se fosse l’attuale presidente ad avere inventato l’ostilità di Washington nei confronti di ogni autentica unità europea, mentre egli si è limitato a renderla provocatoriamente esplicita, in collaudata sintonia con Mosca. In tal modo il presidente degli Stati Uniti fornisce una preziosa occasione agli europei per definire e focalizzare l’urgente correzione di struttura e rotta dell’Unione Europea, in direzione della sua indipendenza – non soltanto “autonomia” – strategica, restituendo l’unica sovranità possibile ai suoi popoli. Un ulteriore paradosso è Giorgia Meloni – la presunta sovranista ed ex fascista che, da presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, si fa baciare in testa da Joe Biden, per poi diventare la tuttofare (per carità, non cortigiana) di Donald Trump – a ricordare ai pseudo europeisti di casa nostra che esiste un’altra Europa dall’UE attuale, quella di Ventotene. Non succederà ora, ma la prospettiva non può che essere quella. ...

31 marzo 2026 · 8 minuti · Gian Giacomo Migone

Detrumpizzare l'Europa

Ora che alla Casa Bianca siede un personaggio che definire discutibile significa usare un eufemismo, in molti cominciano a rendersi conto di un elemento geo-politico che ai più è sfuggito per oltre un trentennio: gli interessi europei e quelli americani non coincidono. Non hanno mai coinciso, a dire il vero: basti pensare alle ragioni profonde della Rivoluzione grazie alla quale le tredici colonie si emanciparono dalla madrepatria inglese nel 1776, esattamente duecentocinquant’anni fa. “No taxation without representation” era lo slogan: nessuna tassa senza rappresentanza. E per rendere palese il proprio sdegno, gettarono a mare un carico di tè (il movimento ultra-conservatore del TEA Party, che oggi esprime il segretario di Stato Marco Rubio, prende il nome da lì), onore e vanto della corona britannica. ...

30 marzo 2026 · 8 minuti · Roberto Bertoni

La Spagna salva l'onore dell'Europa

Il mondo sta scoprendo Pedro Sánchez, il leader socialista spagnolo che guida un governo di coalizione di sinistra. Il suo “no alla guerra” in Iran risuona come un potente segnale di allarme di fronte al pericolo mortale che minaccia il sistema di sicurezza collettiva istituito nel 1945. Le Nazioni Unite — il cui vero significato era quello di “organizzazione di nazioni unite contro il fascismo” — erano state concepite per evitare qualsiasi nuova guerra. Questo “no” è anche un rifiuto netto del trumpismo. Pedro Sánchez è l’unico capo di governo europeo a opporsi frontalmente alla guerra voluta da Donald Trump, rifiutando all’United States Air Force l’uso delle basi americane situate in Andalusia. Al contrario, Francia e Regno Unito hanno concesso all’esercito statunitense l’accesso alle loro basi agli aerei americani che, in violazione del diritto internazionale, bombardano metodicamente l’Iran. Questo rifiuto è tanto più significativo che l’iniziativa bellica di Trump appare del tutto sconsiderata: una guerra contro un paese dalla storia millenaria potrebbe condurre la regione verso il caos generale. Pedro Sánchez si inserisce nella tradizione dei progressisti spagnoli. Il suo “no alla guerra” riflette una profonda cultura politica di rifiuto della guerra nella storia del paese. L’evento fondativo di questa cultura fu il massacro deliberato e sistematico di civili nella piccola città basca di Guernica da parte dell’aviazione fascista nel 1937. Tale bombardamento segnò una una svolta storica: inaugurò una nuova era in cui l’uccisione di massa dei civili divenne uno strumento strategico di pressione. Nel contesto della Guerra civile spagnola — che contrappose democratici e progressisti da un lato all’unione delle forze di destra attorno al generale Francisco Franco, sostenuto dagli stati fascisti — Guernica divenne un simbolo storico di libertà. ...

21 marzo 2026 · 5 minuti · Eric Djabiev